Quel dolore all'inguine che blocca ogni scatto: la pubalgia
Dolore profondo all'inguine durante o dopo lo sport, o nella vita quotidiana? Potrebbe essere pubalgia. Cause, sintomi e fisioterapia a Saluzzo.

C'è un momento preciso in cui la pubalgia si fa sentire: lo scatto, il cambio di direzione, il calcio. Oppure, in forma più subdola, quella tensione profonda all'inguine che compare dopo un'ora di allenamento e ci mette tre giorni ad andare via. O ancora il dolore sordo al basso ventre che compare alzandosi dal letto la mattina, quando i muscoli sono freddi.
Chi ha la pubalgia impara presto a riconoscerla. Il problema è che spesso ci vuole troppo tempo prima di capire di cosa si tratta — e ancora più tempo prima di affrontarla nel modo giusto. Nel frattempo ci si arrangia: si riduce il carico, si prende un antinfiammatorio, si aspetta. Poi si riprende. E il dolore torna.
La pubalgia non è una sola patologia: è un termine ombrello che descrive il dolore nella regione del pube e dell'inguine, generato da strutture diverse che condividono un punto di inserzione comune — la sinfisi pubica. Comprendere quale struttura è coinvolta è il primo passo per trattarla in modo efficace. Questo articolo spiega come funziona il meccanismo della pubalgia, chi colpisce, perché tende a cronicizzare e come la fisioterapia può interrompere questo ciclo.
Un crocevia di forze: la sinfisi pubica
La sinfisi pubica è l'articolazione che unisce le due ossa pubiche al centro del bacino. Non è un'articolazione mobile nel senso convenzionale — si muove di pochissimi millimetri — ma è il punto dove convergono forze potenti e opposte: dall'alto, la trazione dei muscoli addominali (retto, obliquo, piramidale); dal basso, la trazione degli adduttori della coscia. Ogni volta che si corre, si calcia, si cambia direzione, queste forze si scaricano su questo piccolo punto.
Quando il sistema è equilibrato, tutto funziona. Quando c'è uno squilibrio — gli adduttori troppo forti rispetto ai muscoli del core, o viceversa; il bacino asimmetrico; un'asimmetria degli arti inferiori — la sinfisi pubica diventa il centro di un conflitto meccanico cronico. Le strutture che si inseriscono lì subiscono microtraumi ripetuti, si infiammano, e il dolore si installa.
La classificazione clinica più usata a livello internazionale — la Classificazione di Doha, prodotta dalla Prima Conferenza Mondiale sul Dolore Inguinale negli Atleti (2014) — distingue la pubalgia in quattro categorie principali in base alla struttura coinvolta: adduttore-correlata (la più frequente, per tendinopatia degli adduttori), iliopsoas-correlata, inguino-correlata (legata alla parete addominale posteriore) e pubica (con coinvolgimento diretto della sinfisi). Nella pratica clinica, queste categorie spesso si sovrappongono nello stesso paziente.
Chi colpisce e quanto è diffusa
La pubalgia è una delle patologie più frequenti in ambito sportivo. Secondo una narrative review pubblicata su Life (MDPI, 2025, Optimizing Conservative Management of Groin Pain in Athletes), il dolore inguinale rappresenta tra il 5% e il 18% di tutti gli infortuni sportivi negli atleti di élite, con la prevalenza più alta nel calcio, nell'hockey su ghiaccio e nel rugby — sport caratterizzati da scatti, tiri e cambi di direzione improvvisi. Il dolore correlato agli adduttori è la causa più frequente, responsabile fino ai due terzi di tutti i casi di groin pain negli atleti.
Colpisce prevalentemente gli uomini, con un'incidenza del 13% contro il 6% nelle donne — probabilmente per differenze nella conformazione del bacino e nei pattern di movimento. Il picco di prevalenza è tra i 20 e i 35 anni, ma non risparmia chi fa sport a livello amatoriale o chi svolge lavori fisicamente impegnativi che coinvolgono ripetuti movimenti di flessione dell'anca e rotazione del tronco.
Una specificità importante: la pubalgia non è esclusiva degli sportivi. Le donne in gravidanza sono spesso colpite per le modificazioni biomeccaniche che il peso crescente impone al bacino. I lavoratori manuali che sollevano carichi in modo ripetuto o che lavorano in posizioni asimmetriche sono un'altra categoria frequentemente interessata.
Come si riconosce: la progressione tipica del dolore
La pubalgia si presenta in tre forme con gravità crescente. Nella forma lieve, il dolore compare all'inizio dell'attività e scompare con il riscaldamento — il paziente ci fa l'abitudine, continua ad allenarsi, e spesso ignora il segnale per settimane o mesi. Nella forma moderata, il dolore compare durante l'attività e persiste per ore dopo. Nella forma grave — quella che porta finalmente dal medico — il dolore è presente anche a riposo, compromette il sonno, e qualsiasi movimento dell'anca o degli addominali diventa doloroso.
La sede del dolore è quasi sempre l'inguine e il pube, spesso con irradiazione all'interno coscia e al basso ventre. In alcuni casi il dolore si irradia verso lo scroto (negli uomini) o verso il perineo. Il dolore peggiora con la contrazione degli adduttori contro resistenza — lo squeeze test, in cui si stringe un oggetto tra le ginocchia — e con la contrazione degli addominali, ad esempio nella prova del sit-up.
Un segnale che la pubalgia sta cronicizzando è il coinvolgimento progressivo del lato controlaterale: inizia da un lato e, se non trattata, si estende. L'altro segnale di cronicizzazione è il dolore che compare anche durante attività quotidiane normali — alzarsi dalla sedia, salire le scale, tossire o starnutire. A quel punto il bacino ha sviluppato pattern di compenso che mantengono attiva l'irritazione anche senza lo sforzo sportivo.
Le cause: uno squilibrio che si accumula
La causa più diretta è il sovraccarico funzionale: microtraumi ripetuti sull'inserzione pubica degli adduttori e degli addominali, che superano la capacità di recupero dei tessuti. Ma il sovraccarico non nasce dal nulla — nasce da uno squilibrio che spesso precede i sintomi di mesi o anni.
Squilibri muscolari adduttori-core
Il meccanismo patogenetico più documentato è la sproporzione tra la forza degli adduttori e quella del core addominale. Quando gli adduttori sono significativamente più forti dei muscoli che stabilizzano il tronco, ogni tiro, ogni cambio di direzione, ogni scatto genera una forza risultante che scarica in modo asimmetrico sulla sinfisi pubica. La pubalgia rettoaduttoria — la forma più comune — nasce esattamente da questo squilibrio.
Asimmetrie del bacino e problemi strutturali
Un'asimmetria del bacino, una dismetria degli arti inferiori, un'artrosi dell'anca non ancora diagnosticata, una limitazione della mobilità dell'articolazione sacroiliaca: tutte queste condizioni possono alterare la distribuzione dei carichi sul bacino e aumentare la tensione sulle strutture che si inseriscono al pube. Per questo la valutazione della pubalgia non può limitarsi alla zona inguinale: deve analizzare l'intero distretto bacino-anca-rachide lombare.
Progressione eccessiva del carico sportivo
Il caso classico è il calciatore amatoriale che si allena con intensità nel weekend senza una preparazione atletica adeguata — il cosiddetto «giocatore della domenica». Ma anche l'atleta agonista che intensifica improvvisamente il carico dopo una pausa, o il runner che aumenta il chilometraggio troppo rapidamente, è esposto allo stesso rischio. Il tessuto tendineo e la sinfisi pubica hanno tempi di adattamento più lenti rispetto al muscolo: se si chiede loro troppo in poco tempo, cedono.
Diagnosi differenziale: escludere prima di trattare
Il dolore all'inguine non è sempre pubalgia. La diagnosi differenziale è una delle sfide cliniche più importanti in questo distretto, perché strutture diverse possono produrre sintomi molto simili. L'ernia inguinale — anche occulta — può mimare la pubalgia. L'impingement femoro-acetabolare (FAI) produce dolore inguinale profondo che peggiora con la flessione dell'anca. Patologie della colonna lombare o dell'articolazione sacroiliaca possono irradiarsi verso l'inguine. Il varicocele e, nelle donne, le patologie ginecologiche possono produrre sintomi sovrapposti.
Questa complessità rende indispensabile una valutazione clinica strutturata che includa test specifici per ciascuna struttura sospettata: lo squeeze test per gli adduttori, il sit-up contro resistenza per il retto addominale, i test di mobilità passiva dell'anca per escludere il FAI, la palpazione della zona inguinale per individuare possibili ernie. Quando il quadro clinico non è chiaro, l'ecografia è lo strumento di imaging di prima scelta — mostra i tendini degli adduttori, le inserzioni pubiche, e permette di escludere ernie. La risonanza magnetica è indicata nei casi complessi o quando si sospetta coinvolgimento osseo della sinfisi.
Il trattamento: conservativo come prima scelta
Il trattamento conservativo è la prima linea nella pubalgia, raccomandato da tutte le linee guida specialistiche prima di considerare qualsiasi approccio chirurgico. Una revisione sistematica pubblicata su Apunts Sports Medicine (2025) su 30 studi con 1.931 partecipanti conclude che l'approccio conservativo — onde d'urto, terapia manuale ed esercizio terapeutico — è efficace nel facilitare il ritorno all'attività sportiva, e dovrebbe essere tentato per almeno 3-6 mesi prima di valutare la chirurgia.
Fase acuta: ridurre il carico e l'infiammazione
Nella fase acuta l'obiettivo è ridurre il carico meccanico sulla struttura infiammata e controllare la risposta infiammatoria. Questo non significa riposo assoluto — che indebolisce il core e prolunga i tempi di recupero — ma sospensione delle attività che riproducono il dolore e mantenimento di movimenti in scarico. Il laser ad alta potenza disponibile al Centro Medico Pagge Dallarovere è particolarmente efficace in questa fase: penetra nei tessuti profondi del distretto pubico, riducendo l'infiammazione locale nelle inserzioni tendinee e preparando il territorio biologico per il lavoro attivo successivo.
Esercizio terapeutico: il cardine del recupero
Il programma di esercizi per la pubalgia ha due obiettivi distinti. Il primo è ripristinare la lunghezza e la tolleranza al carico degli adduttori: esercizi eccentrici progressivi, che partono da un'intensità tollerata e aumentano gradualmente il carico, rimodellano il tessuto tendineo e riducono il dolore. Il secondo obiettivo è correggere lo squilibrio core-adduttori: rinforzare la muscolatura stabilizzatrice del bacino — traverso addominale, obliqui, muscoli del pavimento pelvico — riduce le forze di tensione asimmetrica che hanno generato il problema.
Una revisione narrativa pubblicata su PMC (2025) riporta che i trattamenti conservativi attivi, in particolare la riabilitazione multimodale, hanno portato a una riduzione del dolore tra il 50% e l'80% e a un miglioramento della funzione nei pazienti con dolore inguinale cronico. Il protocollo di Hölmich — basato su rinforzo progressivo degli adduttori e del core — rimane uno degli approcci con la migliore base di evidenza per la pubalgia cronica adduttore-correlata.
Onde d'urto focali
Le onde d'urto focali sono indicate nelle tendinopatie inserzionali croniche — e la pubalgia cronica adduttore-correlata rientra esattamente in questa categoria. Agiscono stimolando la neoangiogenesi locale, la produzione di collagene e i processi riparativi nel tessuto tendineo degenerato. Al Centro Medico Pagge Dallarovere sono disponibili sia onde d'urto radiali che focali, con la scelta del tipo dipendente dalla profondità della struttura target e dalla fase della patologia.
Terapia manuale
Il lavoro manuale sul bacino — mobilizzazione dell'articolazione sacroiliaca, trattamento delle restrizioni miofasciali degli adduttori e dei flessori dell'anca, lavoro sulle catene muscolari posteriori — è un componente essenziale del trattamento, soprattutto quando la pubalgia è associata ad asimmetrie del bacino o a limitazioni della mobilità dell'anca. Non risolve il problema da solo, ma potenzia l'efficacia dell'esercizio terapeutico eliminando le compensazioni meccaniche che mantengono attivo il sovraccarico.
Il nostro approccio al Centro Medico Pagge Dallarovere
Al Centro Medico Pagge Dallarovere di Saluzzo, la pubalgia viene valutata con un approccio che parte dalla biomeccanica del bacino nel suo insieme. Il nostro Metodo non si limita al punto di dolore: analizza la forza degli adduttori, la stabilità del core, la mobilità dell'anca e dell'articolazione sacroiliaca, la simmetria del bacino, e — nei pazienti sportivi — i pattern di movimento specifici dello sport praticato.
Questa valutazione globale permette di identificare lo squilibrio alla base del problema, non solo di trattarne il sintomo. Due pazienti con la stessa diagnosi di pubalgia adduttore-correlata possono avere origini completamente diverse: un calciatore con core debole e adduttori ipertonici ha bisogno di un lavoro diverso rispetto a un lavoratore con asimmetria del bacino e artrosi incipiente dell'anca.
Il percorso terapeutico integra laser ad alta potenza nella fase acuta, onde d'urto focali o radiali nella fase di tendinopatia cronica, terapia manuale sul bacino e sulla catena cinetica correlata, ed esercizio terapeutico progressivo centrato sul bilanciamento core-adduttori. La pedana baropodometrica viene utilizzata nei casi in cui si sospetta che un'alterazione dell'appoggio plantare contribuisca all'asimmetria del bacino, orientando eventualmente verso la prescrizione di ortesi.
Il Centro Medico Pagge Dallarovere si trova in Via Revello 38/M a Saluzzo. Chi ha dolore all'inguine o al pube — sportivo o non — e cerca un percorso fisioterapico strutturato nella provincia di Cuneo può contattare il Centro per una valutazione.
Prognosi: quanto ci vuole e cosa aspettarsi
I tempi di recupero dalla pubalgia variano in modo significativo in base alla durata dei sintomi prima del trattamento, alla gravità del coinvolgimento tendineo e alla compliance del paziente al programma di esercizi. I casi acuti — trattati entro le prime settimane dall'esordio — rispondono in 4-8 settimane. I casi cronici — con sintomi da più di 3 mesi — richiedono generalmente 3-6 mesi di trattamento attivo prima di ottenere un recupero completo.
Il rischio principale è la cronicizzazione. Ogni settimana di sovraccarico non gestito consolida i pattern di compenso e aumenta il grado di degenerazione tendinea, rendendo più lungo e difficile il percorso di recupero. L'errore più comune è aspettare — o peggio, continuare ad allenarsi al dolore — nella speranza che passi da solo. La pubalgia non trattata raramente migliora spontaneamente; più spesso evolve verso forme croniche che richiedono mesi di lavoro strutturato.
Contatta il Centro Medico Pagge Dallarovere
Se hai un dolore all'inguine o al pube che si ripresenta con l'attività fisica e non accenna a migliorare, il team del Centro Medico Pagge Dallarovere a Saluzzo è disponibile per una valutazione personalizzata. Una diagnosi corretta e un percorso strutturato possono fare la differenza tra settimane di recupero e mesi di dolore cronico.
Centro Medico Pagge Dallarovere
Via Revello 38/M – Saluzzo (CN)
Telefono: 3792121411
Fonti e riferimenti scientifici
- Bisciotti GN, Chamari K, Cena E, et al. The conservative treatment of longstanding adductor-related groin pain syndrome: a critical and systematic review. Biol Sport. 2021;38(1):45-63. PMC: PMC7996386.
- Weir A, Brukner P, Delahunt E, et al. Doha agreement meeting on terminology and definitions in groin pain in athletes. Br J Sports Med. 2015;49(12):768-774. PMID: 25956184.
- Moya D, Repáraz-Zaldivar F, Sala-Barrera J, et al. Comparative analysis of treatment strategies for groin injuries in athletes: effects on successful recovery and recurrence. Apunts Sports Med. 2025;60(225). doi:10.1016/j.apunts.2025.100494.
- Villafañe JH, Lopez-Royo MP, Herrero P, et al. Optimizing conservative management of groin pain in athletes: insights from a narrative review. Life (Basel). 2025;15(3):411. PMC: PMC11944235.
- Hölmich P. Long-standing groin pain in sportspeople falls into three primary patterns, a 'clinical entity' approach: a prospective study of 207 patients. Br J Sports Med. 2007;41(4):247-252. PMID: 17261557.














