Spalla che fa male di notte: cosa c'è dietro la periartrite

Introduzione
Arriva di notte, spesso. Ti svegli perché non riesci a trovare una posizione che non faccia male, ti giri dall'altro lato e dopo un po' ricomincia. Di giorno è più sopportabile, ma sollevare il braccio sopra la testa è diventato un problema — al supermercato, in palestra, mentre ti vesti. E poi quel dolore sordo che si irradia lungo il braccio, che a volte confonde anche chi vi è vicino: «ma ce l'hai alla spalla o al collo?».
La periartrite della spalla — o più precisamente la tendinopatia della cuffia dei rotatori, che è il termine che la letteratura internazionale preferisce oggi — è una delle cause più frequenti di dolore muscolo-scheletrico negli adulti. Colpisce chi fa sport, chi lavora con le braccia alzate, ma anche chi trascorre ore al computer con postura scorretta o chi semplicemente ha superato i 50 anni.
Nel nostro Centro a Saluzzo trattiamo molti pazienti con questa diagnosi, e la prima cosa che diciamo loro è questa: nella grande maggioranza dei casi non è necessaria la chirurgia. Con il percorso giusto — che combina valutazione clinica precisa, fisioterapia strutturata e, quando indicato, onde d'urto o laser — si può recuperare in modo significativo. Ma bisogna affrontarla nel modo corretto, non aspettare che passi da sola.
Periartrite o tendinopatia della cuffia: facciamo chiarezza
Il termine «periartrite scapolo-omerale» è ancora molto usato dai pazienti e dai medici di base, ma in realtà è un termine generico ormai in parte superato. Indica genericamente un'infiammazione o degenerazione dei tessuti molli intorno alla spalla — tendini, borse, legamenti — senza specificare quale struttura sia coinvolta. Nella pratica clinica, quando parliamo di periartrite della spalla ci riferiamo quasi sempre a un problema a carico della cuffia dei rotatori.
La cuffia dei rotatori è un gruppo di quattro muscoli — sovraspinoso, infraspinoso, sottoscapolare e piccolo rotondo — i cui tendini avvolgono la testa dell'omero come un manicotto e la stabilizzano nella cavità glenoidea. È la struttura che permette alla spalla di ruotare e sollevare il braccio in modo preciso. Quando uno o più di questi tendini si infiammano (tendinite), degenerano (tendinosi), sviluppano depositi di calcio (tendinite calcifica) o si lesionano parzialmente o completamente, il risultato è il quadro che i pazienti descrivono come «periartrite».
La distinzione tra queste forme non è puramente accademica: influenza il trattamento. Una tendinite calcifica, per esempio, risponde in modo eccellente alle onde d'urto focali. Una tendinosi cronica senza calcificazioni si tratta diversamente, con un protocollo di carico progressivo. Una lesione parziale o completa del sovraspinoso richiede una valutazione più attenta per decidere se il percorso conservativo è sufficiente o se è necessario un consulto chirurgico.
Quanto è diffuso il dolore alla spalla
Il dolore alla spalla è il terzo disturbo muscolo-scheletrico più comune dopo il mal di schiena e il dolore cervicale. Una revisione sistematica pubblicata su Scandinavian Journal of Rheumatology (Luime et al., 2004) riporta una prevalenza annua del dolore di spalla nella popolazione generale compresa tra il 9% e il 26%. La prevalenza lifetime raggiunge il 70% secondo i dati più recenti — il che significa che sette persone su dieci avranno almeno un episodio significativo di dolore alla spalla nel corso della vita.
La tendinopatia della cuffia dei rotatori — che comprende impingement, tendinosi, tendinite calcifica e rotture parziali — rappresenta la causa più frequente di questo dolore negli adulti. Un'analisi sistematica della letteratura (Littlewood et al., Shoulder & Elbow, 2013) stima un'incidenza annua della tendinopatia della cuffia tra lo 0,3% e il 5,5% nella popolazione generale, con valori molto più alti nelle popolazioni lavorative esposte a lavori sopraspalla.
I fattori di rischio meglio documentati sono l'età oltre i 50 anni — con un odds ratio di 3,31 rispetto ai soggetti più giovani — il diabete mellito, e il lavoro con il braccio sollevato sopra i 90 gradi per periodi prolungati. Quest'ultimo aspetto riguarda molte categorie lavorative comuni nella nostra area: agricoltori, imbianchini, carpentieri, operai metalmeccanici.
Come si presenta e come la valutiamo
Il sintomo principale è il dolore nella parte laterale della spalla, spesso con irradiazione lungo il braccio fino al gomito. Si aggrava tipicamente con i movimenti di sollevamento del braccio — soprattutto in un arco compreso tra i 60° e i 120° di abduzione, il cosiddetto arco doloroso — e di rotazione interna. La notte è quasi sempre il momento peggiore: dormire sul lato colpito è spesso impossibile, e il dolore si manifesta anche sdraiati sul lato opposto per via della posizione del tendine.
La rigidità mattutina è frequente, così come la difficoltà nei gesti quotidiani che richiedono di portare il braccio dietro la schiena — allacciarsi il reggiseno, prendere il portafogli dalla tasca posteriore dei pantaloni — o di sollevare oggetti sopra la testa.
Quando ci arriva un paziente con dolore alla spalla, non ci limitiamo al punto di dolore. La nostra valutazione iniziale esamina l'intera spalla: la mobilità attiva e passiva, la forza dei singoli muscoli della cuffia, la stabilità scapolare, la presenza di arco doloroso, i test clinici specifici per ciascun tendine (Neer, Hawkins-Kennedy, Jobe per il sovraspinoso, lag signs per le lesioni). Valutiamo anche il rachide cervicale, perché molti dolori riferiti alla spalla hanno origine nel collo — e trattare la spalla quando il problema è al collo è tempo perso.
Per la diagnosi differenziale strumentale, l'ecografia muscolo-tendinea è il nostro strumento di prima scelta: permette di visualizzare i tendini della cuffia in modo dinamico, identificare calcificazioni, borsiti, lesioni parziali. La risonanza magnetica viene riservata ai casi in cui si sospetta una lesione completa o quando la clinica non è chiara.
Perché compare: le cause più frequenti
Sovraccarico e degenerazione tendinea
La causa più comune è il sovraccarico meccanico ripetuto. Il tendine del sovraspinoso, in particolare, transita in uno spazio ristretto tra la testa dell'omero e l'acromion durante il sollevamento del braccio. Quando questo spazio si riduce — per postura scorretta, per debolezza muscolare che altera la cinematica della spalla, per modificazioni degenerative dell'acromion — il tendine viene compresso ripetutamente e risponde con infiammazione e poi degenerazione.
Tendinite calcifica
La tendinite calcifica del sovraspinoso — caratterizzata da depositi di calcio nel ventre del tendine — è una forma specifica con una storia naturale propria: passa attraverso una fase pre-calcifica (spesso asintomatica), una fase di formazione del deposito (con dolore crescente), e una fase di riassorbimento che può essere la più dolorosa, ma anche quella in cui il tendine guarisce spontaneamente. Non tutte le calcificazioni producono dolore, e molte si riassorbono da sole nel tempo. Quando però il deposito è importante e il dolore è significativo e persistente, le onde d'urto focali sono il trattamento di riferimento.
Fattori posturali e muscolari
Una scapola che non si muove correttamente durante il sollevamento del braccio — per debolezza del dentato anteriore o del trapezio inferiore — riduce lo spazio subacromiale e aumenta il rischio di impingement. Ore alla scrivania con il capo proteso in avanti, spalle arrotondate e petto chiuso creano condizioni di accorciamento dei muscoli anteriori e indebolimento di quelli posteriori che, nel tempo, alterano l'equilibrio della spalla. Questo è uno dei motivi per cui il trattamento della periartrite non si esaurisce mai con la sola fisioterapia strumentale: deve necessariamente includere un lavoro attivo sulla postura e sulla muscolatura scapolare.
Come la trattiamo: l'approccio del nostro team
Quando una persona con dolore alla spalla si affida a noi, costruiamo un percorso che tiene conto della fase della patologia, dell'intensità del dolore, della struttura coinvolta e degli obiettivi del paziente. Non esiste un protocollo unico: una tendinite calcifica acuta si gestisce diversamente da una tendinosi cronica in un lavoratore sopraspalla.
Esercizio terapeutico: il trattamento fondamentale
La ricerca scientifica è chiara: il trattamento di prima linea per la tendinopatia della cuffia dei rotatori è l'esercizio terapeutico. Una Clinical Practice Guideline pubblicata su Journal of Orthopaedic and Sports Physical Therapy nel 2025 raccomanda l'esercizio — con o senza terapia manuale e altri interventi — come componente centrale della gestione non chirurgica. I dati a lungo termine mostrano risultati equivalenti tra esercizio e chirurgia a 4-8 anni di follow-up, con la differenza che l'esercizio ha costi inferiori, nessun rischio operatorio e benefici posturali e muscolari più ampi.
Nel nostro programma di esercizi lavoriamo su tre livelli: rinforzare i rotatori della spalla — in particolare i rotatori esterni, spesso insufficienti — rieducare il controllo scapolare, e migliorare la postura del tratto cervico-dorsale. La progressione parte da esercizi isometrici nelle fasi di maggiore irritabilità, avanza verso il rinforzo in catena cinetica aperta, e culmina nel ritorno alle attività funzionali specifiche del paziente.
Onde d'urto: la scelta per le calcificazioni e le tendinopatie croniche
Le onde d'urto focali sono il trattamento strumentale con la base di evidenza più solida per la tendinite calcifica della spalla. Agiscono direttamente sul deposito calcifico: nella fase in cui il calcio è ancora in forma gel (non cristallizzato) le onde d'urto ne facilitano il riassorbimento; nelle calcificazioni più strutturate agiscono sulle zone pericalcifiche, riducendo l'infiammazione e il dolore. Nel nostro Centro disponiamo sia di onde d'urto radiali che focali: la scelta tra le due dipende dalla profondità e dalla natura del bersaglio terapeutico.
Per le tendinopatie croniche senza calcificazioni, le onde d'urto radiali completano efficacemente il programma di esercizi, stimolando la neoangiogenesi nel tendine degenerato e modulando la risposta dolorifica cronica.
Laser ad alta potenza
Il laser ad alta potenza che utilizziamo nel nostro Centro è particolarmente utile nelle fasi acute e subacute della periartrite, quando il dolore è elevato e l'irritabilità rende difficile il lavoro manuale e l'esercizio. L'energia laser penetra in profondità nei tessuti della spalla, riducendo l'infiammazione a livello della borsa subacromiale e dei tendini della cuffia, e modulando la risposta algica. Lo usiamo spesso nelle prime sedute del percorso, per preparare il terreno al lavoro attivo.
Terapia manuale
Il lavoro manuale sulla spalla comprende mobilizzazioni della gleno-omerale per recuperare l'escursione articolare completa, tecniche di allungamento della capsula posteriore — spesso retratta nelle periartrite croniche — e lavoro sui muscoli periscapolari. Quando il rachide cervicale o dorsale contribuisce al quadro, includiamo mobilizzazioni vertebrali nel programma. La terapia manuale non sostituisce l'esercizio, ma crea le condizioni meccaniche ottimali per praticarlo in modo efficace.
Ultrasuoni ad alta frequenza
Gli ultrasuoni ad alta frequenza disponibili nel nostro Centro vengono impiegati come supporto al trattamento manuale nelle borsiti subacromiali acute e nelle fasi di maggiore edema tendineo. Agiscono riducendo l'edema e favorendo il rimodellamento del tessuto connettivo nelle strutture periarticolari.
Quando è necessario un consulto ortopedico
Nel nostro lavoro quotidiano sappiamo riconoscere quando una periartrite della spalla va oltre le nostre competenze e richiede una valutazione ortopedica specialistica. I segnali che ci orientano verso un consulto sono: deficit di forza progressivo e significativo nei movimenti di rotazione o abduzione, che può indicare una lesione completa della cuffia; mancato miglioramento dopo un percorso conservativo adeguato di 3-4 mesi; dolore notturno molto intenso che non risponde al trattamento; storia di trauma diretto alla spalla.
Una lesione completa del sovraspinoso non sempre richiede chirurgia — l'età, il livello di attività e la funzionalità residua sono determinanti nella decisione — ma merita sempre una valutazione ortopedica che integri la nostra prospettiva fisioterapica. Collaboriamo con medici di riferimento nella zona per garantire la continuità del percorso quando serve.
Come lavoriamo nel nostro Centro a Saluzzo
Quando ci arriva un paziente con periartrite della spalla, la prima cosa che facciamo è ascoltare. Come è iniziato il dolore, quando è peggiore, cosa non riesce più a fare che prima faceva senza pensarci. Poi valutiamo: la spalla nella sua globalità, la scapola, il collo, la postura.
Il percorso che costruiamo insieme tiene conto di queste informazioni. Nella nostra esperienza, chi lavora sopraspalla ha bisogno di un approccio diverso da chi fa sport con la spalla, che ha bisogno di un approccio diverso da chi ha sviluppato la periartrite in modo insidioso dopo anni di postura scorretta alla scrivania. Il nostro obiettivo non è solo ridurre il dolore nell'immediato, ma capire perché si è sviluppato e lavorare su quella causa, in modo che non si ripresenti.
Siamo un team che lavora in modo integrato: fisioterapisti, osteopati e medici collaborano per garantire che ogni paziente abbia il percorso più appropriato per la sua situazione specifica. Quando il dolore alla spalla è complesso — quando si sovrappongono componenti cervicali, posturali e tendinee — questa integrazione fa la differenza.
Il nostro Centro si trova in Via Revello 38/M a Saluzzo. Se hai dolore alla spalla che dura da più di qualche settimana, che peggiora di notte o che limita i movimenti quotidiani, contattaci per una prima valutazione. Serviamo i pazienti di Saluzzo e di tutta la provincia di Cuneo — Cuneo, Savigliano, Verzuolo, Racconigi e dintorni.
Quanto dura e cosa aspettarsi
La prognosi della periartrite della spalla con trattamento conservativo adeguato è generalmente buona, ma richiede pazienza. Le tendiniti acute semplici rispondono in 4-8 settimane. Le tendinopatie croniche o le forme associate a calcificazioni importanti richiedono generalmente 3-6 mesi di percorso strutturato prima di ottenere un recupero significativo e stabile.
Un dato che condividiamo sempre con i nostri pazienti: fino al 50% dei pazienti con tendinopatia della spalla presenta ancora dolore significativo a 6-12 mesi dal primo episodio se il trattamento non è stato adeguato. Questo non è un destino inevitabile — è il risultato dell'attesa o di percorsi generici. Con un approccio personalizzato e strutturato i risultati sono significativamente migliori.
La prevenzione delle recidive passa attraverso il mantenimento degli esercizi di rinforzo, la correzione della postura lavorativa, e l'attenzione ai segnali precoci di riacutizzazione. Gli esercizi che insegniamo durante il percorso non sono da smettere quando il dolore passa: sono uno strumento di mantenimento a lungo termine.
Contattaci
Se hai dolore alla spalla che non migliora, che ti sveglia di notte, o che limita i movimenti quotidiani, il nostro team al Centro Medico Pagge Dallarovere di Saluzzo è a disposizione per una valutazione personalizzata. Non aspettare che si cronicizzi: prima si interviene, più è semplice il percorso di recupero.
Centro Medico Pagge Dallarovere
Via Revello 38/M – Saluzzo (CN)
Telefono: 3792121411
Fonti e riferimenti scientifici
- Luime JJ, Koes BW, Hendriksen IJ, et al. Prevalence and incidence of shoulder pain in the general population: a systematic review. Scand J Rheumatol. 2004;33(2):73-81. PMID: 15163104.
- Littlewood C, May S, Walters S. Epidemiology of rotator cuff tendinopathy: a systematic review. Shoulder Elbow. 2013;5(4):256-265. doi:10.1111/sae.12028.
- Minns Lowe CJ, Moser J, Barker K. Conservative management of rotator cuff related shoulder pain: an update of a systematic review and meta-analysis. J Orthop Sports Phys Ther. 2020;50(11):594-612. PMID: 32791913.
- Roy JS, Braën C, Leblond J, et al. Diagnostic accuracy of ultrasonography, MRI and MR arthrography in the characterisation of rotator cuff disorders. Br J Sports Med. 2015;49(20):1316-1328. PMID: 25480887.
- Rotator Cuff Tendinopathy Diagnosis, Nonsurgical Medical Care, and Rehabilitation: A Clinical Practice Guideline. J Orthop Sports Phys Ther. 2025;55(4):235-274. doi:10.2519/jospt.2025.13182.














