In breve. La pubalgia è il dolore all'inguine e al pube che nasce da uno squilibrio di forze sulla sinfisi pubica, dove tirano da un lato gli addominali e dall'altro gli adduttori. È la causa più frequente di dolore inguinale nello sport. Si tratta prima in modo conservativo per 3-6 mesi; la chirurgia arriva solo se il quadro non si muove.

Un crocevia di forze: la sinfisi pubica

La sinfisi pubica è l’articolazione che unisce le due ossa pubiche al centro del bacino. Non è un’articolazione mobile nel senso convenzionale, si muove di pochissimi millimetri, ma è il punto dove convergono forze potenti e opposte: dall’alto, la trazione dei muscoli addominali; dal basso, la trazione degli adduttori della coscia. Ogni volta che si corre, si calcia, si cambia direzione, queste forze si scaricano su questo piccolo punto.

Quando il sistema è equilibrato, tutto funziona. Quando c’è uno squilibrio (gli adduttori troppo forti rispetto ai muscoli del core, o viceversa; il bacino asimmetrico; un’asimmetria degli arti inferiori) la sinfisi pubica diventa il centro di un conflitto meccanico cronico. Le strutture che si inseriscono lì subiscono microtraumi ripetuti, si infiammano, e il dolore si installa.

La classificazione clinica più usata a livello internazionale (la Classificazione di Doha, prodotta dalla Prima Conferenza Mondiale sul Dolore Inguinale negli Atleti (2014)) distingue la pubalgia in quattro categorie principali in base alla struttura coinvolta: adduttore-correlata (la più frequente), iliopsoas-correlata, inguino-correlata (legata alla parete addominale posteriore) e pubica (con coinvolgimento diretto della sinfisi).

Chi colpisce e quanto è diffusa

La pubalgia è una delle patologie più frequenti in ambito sportivo. Secondo una narrative review pubblicata su Life (MDPI, 2025), il dolore inguinale rappresenta tra il 5% e il 18% di tutti gli infortuni sportivi negli atleti di élite, con la prevalenza più alta nel calcio, nell’hockey su ghiaccio e nel rugby, sport caratterizzati da scatti, tiri e cambi di direzione improvvisi. Il dolore correlato agli adduttori è la causa più frequente, responsabile fino ai due terzi di tutti i casi di groin pain negli atleti.

Colpisce prevalentemente gli uomini, con un’incidenza del 13% contro il 6% nelle donne. Il picco di prevalenza è tra i 20 e i 35 anni, ma non risparmia chi fa sport a livello amatoriale o chi svolge lavori fisicamente impegnativi.

Una specificità importante: la pubalgia non è esclusiva degli sportivi. Le donne in gravidanza sono spesso colpite per le modificazioni biomeccaniche che il peso crescente impone al bacino. I lavoratori manuali che sollevano carichi in modo ripetuto sono un’altra categoria frequentemente interessata.

Come si riconosce: la progressione tipica del dolore

La pubalgia si presenta in tre forme con gravità crescente. Nella forma lieve, il dolore compare all’inizio dell’attività e scompare con il riscaldamento. Nella forma moderata, il dolore compare durante l’attività e persiste per ore dopo. Nella forma grave, il dolore è presente anche a riposo, compromette il sonno, e qualsiasi movimento dell’anca o degli addominali diventa doloroso.

La sede del dolore è quasi sempre l’inguine e il pube, spesso con irradiazione all’interno coscia e al basso ventre. Il dolore peggiora con la contrazione degli adduttori contro resistenza, lo squeeze test, e con la contrazione degli addominali, ad esempio nella prova del sit-up.

Le cause: uno squilibrio che si accumula

Squilibri muscolari adduttori-core

Il meccanismo patogenetico più documentato è la sproporzione tra la forza degli adduttori e quella del core addominale. Quando gli adduttori sono significativamente più forti dei muscoli che stabilizzano il tronco, ogni tiro, ogni cambio di direzione, ogni scatto genera una forza risultante che scarica in modo asimmetrico sulla sinfisi pubica.

Asimmetrie del bacino e problemi strutturali

Un’asimmetria del bacino, una dismetria degli arti inferiori, un’artrosi dell’anca non ancora diagnosticata: tutte queste condizioni possono alterare la distribuzione dei carichi sul bacino e aumentare la tensione sulle strutture che si inseriscono al pube.

Progressione eccessiva del carico sportivo

Il caso classico è il calciatore amatoriale che si allena con intensità nel weekend senza una preparazione atletica adeguata. Ma anche l’atleta agonista che intensifica improvvisamente il carico dopo una pausa è esposto allo stesso rischio.

Il trattamento: conservativo come prima scelta

Il trattamento conservativo è la prima linea nella pubalgia, raccomandato da tutte le linee guida specialistiche prima di considerare qualsiasi approccio chirurgico. Una revisione sistematica pubblicata su Apunts Sports Medicine (2025) conclude che l’approccio conservativo (onde d’urto, terapia manuale ed esercizio terapeutico) è efficace nel facilitare il ritorno all’attività sportiva, e dovrebbe essere tentato per almeno 3-6 mesi prima di valutare la chirurgia.

Fase acuta: ridurre il carico e l’infiammazione

Nella fase acuta l’obiettivo è ridurre il carico meccanico sulla struttura infiammata e controllare la risposta infiammatoria. Il laser ad alta potenza disponibile al Centro Medico Pagge Dallarovere è particolarmente efficace in questa fase: penetra nei tessuti profondi del distretto pubico, riducendo l’infiammazione locale nelle inserzioni tendinee e preparando il territorio biologico per il lavoro attivo successivo.

Esercizio terapeutico: il cardine del recupero

Il programma di esercizi per la pubalgia ha due obiettivi distinti. Il primo è ripristinare la lunghezza e la tolleranza al carico degli adduttori: esercizi eccentrici progressivi rimodellano il tessuto tendineo e riducono il dolore. Il secondo obiettivo è correggere lo squilibrio core-adduttori: rinforzare la muscolatura stabilizzatrice del bacino riduce le forze di tensione asimmetrica che hanno generato il problema.

Il protocollo di Hölmich, basato su rinforzo progressivo degli adduttori e del core, rimane uno degli approcci con la migliore base di evidenza per la pubalgia cronica adduttore-correlata.

Onde d’urto focali

Le onde d’urto focali sono indicate nelle tendinopatie inserzionali croniche, e la pubalgia cronica adduttore-correlata rientra esattamente in questa categoria. Agiscono stimolando la neoangiogenesi locale, la produzione di collagene e i processi riparativi nel tessuto tendineo degenerato.

Terapia manuale

Il lavoro manuale sul bacino (mobilizzazione dell’articolazione sacroiliaca, trattamento delle restrizioni miofasciali degli adduttori e dei flessori dell’anca, lavoro sulle catene muscolari posteriori) è un componente essenziale del trattamento, e rientra nel percorso di terapia manuale del centro.

Quando si arriva alla chirurgia

La stessa revisione del 2025 descrive cosa succede quando il percorso conservativo non basta, ed è la parte che di solito nessuno spiega al paziente.

La finestra di valutazione è di 3-6 mesi. Non è un termine burocratico: è il tempo che serve per capire se il dolore sta rispondendo. Se dopo quel periodo, con un percorso condotto bene, il quadro non si muove, la chirurgia diventa un’opzione ragionevole invece che un fallimento.

Gli interventi descritti in letteratura sono sostanzialmente tre:

  • Tenotomia degli adduttori: il tendine del lungo adduttore viene inciso per togliere la trazione sull’osso pubico. Si esegue anche in forma percutanea o parziale, come rilascio selettivo.
  • Tenotomia associata a ernioplastica: quando alla sofferenza tendinea si somma un cedimento della parete inguinale, i due problemi vengono affrontati nello stesso intervento.
  • Riparazione aperta con suture: l’alternativa meno invasiva nelle lesioni della parete.

Sui risultati, i numeri della revisione: il ritorno allo sport dopo questi interventi si colloca intorno al 75-80%. La tenotomia degli adduttori combinata con ernioplastica ha dato risultati buoni o eccellenti nell’80% dei casi, e circa tre atleti su quattro tornano al livello che avevano prima quando si interviene sul tendine dell’adduttore, del retto addominale o su entrambi.

C’è però un dato che vale la pena conoscere prima di considerare la chirurgia una scorciatoia: nella rottura completa del tendine prossimale dell’adduttore, in un gruppo di atleti professionisti di football americano, il trattamento non chirurgico ha portato a un ritorno in campo più rapido di quello chirurgico. Operare prima non vuol dire tornare prima.

Gli autori segnalano anche i limiti del quadro: mancano studi prospettici controllati, i lavori disponibili sono eterogenei per tipo di lesione e tipo di atleta, e alcuni sono di qualità modesta. Le percentuali vanno quindi lette come indicazioni di massima, non come garanzie.

Al centro la chirurgia non la eseguiamo: quando emerge questa indicazione la valutazione passa all’ortopedico, e la riabilitazione successiva torna qui.

Il nostro approccio al Centro Medico Pagge Dallarovere

Al Centro Medico Pagge Dallarovere di Saluzzo, la pubalgia viene valutata con un approccio che parte dalla biomeccanica del bacino nel suo insieme. Il nostro approccio non si limita al punto di dolore: analizza la forza degli adduttori, la stabilità del core, la mobilità dell’anca e dell’articolazione sacroiliaca, la simmetria del bacino, e, nei pazienti sportivi, i pattern di movimento specifici dello sport praticato.

Il percorso terapeutico integra laser ad alta potenza nella fase acuta, onde d’urto focali o radiali nella fase di tendinopatia cronica, terapia manuale sul bacino e sulla catena cinetica correlata, ed esercizio terapeutico progressivo centrato sul bilanciamento core-adduttori. La pedana baropodometrica viene utilizzata nei casi in cui si sospetta che un’alterazione dell’appoggio plantare contribuisca all’asimmetria del bacino.

Prognosi: quanto ci vuole e cosa aspettarsi

I tempi di recupero dalla pubalgia variano in modo significativo. I casi acuti, trattati entro le prime settimane dall’esordio, rispondono in 4-8 settimane. I casi cronici, con sintomi da più di 3 mesi, richiedono generalmente 3-6 mesi di trattamento attivo prima di ottenere un recupero completo.

Il rientro all’attività segue gli stessi criteri oggettivi che usiamo nella riabilitazione sportiva: si torna quando i test lo dicono, non quando il dolore si attenua. Il rischio principale è la cronicizzazione. Ogni settimana di sovraccarico non gestito consolida i pattern di compenso e aumenta il grado di degenerazione tendinea. L’errore più comune è aspettare (o peggio, continuare ad allenarsi al dolore) nella speranza che passi da solo.

Fonti e riferimenti scientifici

  1. Bisciotti GN, Chamari K, Cena E, et al. The conservative treatment of longstanding adductor-related groin pain syndrome: a critical and systematic review. Biol Sport. 2021;38(1):45-63. PubMed
  2. Weir A, Brukner P, Delahunt E, et al. Doha agreement meeting on terminology and definitions in groin pain in athletes. Br J Sports Med. 2015;49(12):768-774. PubMed
  3. de Castro Fernandes JV, Pedrinelli A, Rubio-Arias JÁ. Comparative analysis of treatment strategies for groin injuries in athletes: effects on successful recovery and recurrence of sports conditions – A systematic review. Apunts Sports Med. 2025;60(227):100481. Testo completo
  4. Villafañe JH, Lopez-Royo MP, Herrero P, et al. Optimizing conservative management of groin pain in athletes. Life (Basel). 2025;15(3):411. PubMed
  5. Hölmich P. Long-standing groin pain in sportspeople falls into three primary patterns. Br J Sports Med. 2007;41(4):247-252. PubMed

Domande frequenti

Quanto tempo ci vuole per guarire dalla pubalgia?

I casi acuti presi entro le prime settimane rispondono in 4-8 settimane. Quelli con sintomi da più di tre mesi richiedono in genere 3-6 mesi di trattamento attivo. Il rischio maggiore è continuare ad allenarsi sul dolore sperando che passi.

La pubalgia riguarda solo gli sportivi?

No. È frequente nel calcio, nell'hockey e nel rugby, ma colpisce anche chi fa sport a livello amatoriale, chi solleva pesi per lavoro e le donne in gravidanza, per le modifiche di carico sul bacino.

Quando si arriva all'intervento?

Quando dopo 3-6 mesi di percorso conservativo ben condotto il quadro non si muove. Gli interventi descritti in letteratura riportano un ritorno allo sport intorno al 75-80%.

Operarsi fa tornare in campo prima?

Non necessariamente. Nella rottura completa del tendine prossimale dell'adduttore, in un gruppo di atleti professionisti, chi non è stato operato è tornato in campo prima di chi è stato operato.

Le onde d'urto funzionano sulla pubalgia?

Sono indicate nelle tendinopatie inserzionali croniche, categoria in cui rientra la pubalgia adduttore-correlata di lunga durata. Danno sollievo rapido, ma il risultato duraturo lo fa l'esercizio.