In breve. Le linee guida internazionali dedicano dodici raccomandazioni agli esercizi per frenare la progressione di una curva, e nessuna elenca un esercizio: descrivono come il programma va costruito, su quale curva e da chi. Quello che rende specifico un esercizio è l'autocorrezione sui tre piani dello spazio, il lavoro sui gesti quotidiani, la stabilizzazione della postura corretta e l'educazione della persona. Sull'efficacia le prove sono più deboli di quanto si legga in giro. Lo sport, nelle linee guida, viene raccomandato.

Chi cerca «esercizi per la scoliosi» trova quasi sempre lo stesso materiale. Dieci movimenti numerati, il ponte per i glutei, il gatto-mucca preso dallo yoga, piegamenti con due manubri da due chili, un video che promette di dire addio al mal di schiena. La richiesta è ragionevole: in casa c’è un referto, spesso di un figlio adolescente, la visita è fra tre settimane e intanto si vorrebbe fare qualcosa.

Quelle liste hanno però un limite che non riguarda la qualità dei singoli movimenti. Una lista è identica per chiunque la apra, mentre la direzione in cui va corretta una curva dipende da dove si trova e da che parte sporge.

Le linee guida pubblicate nel 2016 dalla SOSORT, la società scientifica internazionale del trattamento conservativo della scoliosi in età evolutiva, dedicano dodici raccomandazioni agli esercizi per prevenire la progressione della curva e altre sei agli esercizi durante il corsetto. Nessuna delle diciotto elenca un esercizio [1].

Cosa rende un esercizio «specifico» per la scoliosi

Le stesse linee guida mettono per iscritto su cosa si basano gli esercizi specifici, con una raccomandazione di forza B: autocorrezione in tre dimensioni, allenamento nelle attività della vita quotidiana, stabilizzazione della postura corretta ed educazione del paziente [1].

Quella lettera va tradotta. Nel sistema di queste linee guida indica quanto largamente una raccomandazione vada applicata, e non quanto siano solide le prove che la sostengono. La forza A indica ciò che «deve essere applicato largamente e a tutti i pazienti con quel bisogno specifico»; la forza B ciò che «è importante, ma non deve essere applicato a tutti i pazienti con quel bisogno»; la forza C ciò che «è meno importante, può essere applicato su base volontaria»; la forza D un’importanza «molto bassa» [1]. Forza B è quindi importante senza essere obbligatorio per chiunque.

Nessuno dei quattro elementi descrive un movimento: sono i criteri con cui il programma viene messo insieme. Le raccomandazioni successive dicono chi lo costruisce e come: terapisti formati in modo specifico nell’approccio che usano, e un programma individualizzato sui bisogni della persona, sul disegno della curva e sulla fase del trattamento. Entrambe con forza B [1].

La revisione delle sette principali scuole internazionali di esercizi per la scoliosi, descrivendo il metodo SEAS (sigla di Scientific Exercise Approach to Scoliosis, uno dei sette approcci passati in rassegna), aggiunge che nessun singolo esercizio è considerato migliore degli altri, e che l’adattamento poggia sulla valutazione radiografica e posturale di quella persona [2].

L’autocorrezione, la parte che non passa attraverso un video

La scoliosi si sviluppa su tre piani dello spazio: mentre la colonna devia lateralmente, le vertebre ruotano su sé stesse, ed è questa rotazione a produrre il rilievo che si vede quando la persona si piega in avanti. L’autocorrezione è il tentativo attivo di portare il tronco nella direzione opposta a quella che la curva impone, su tutti e tre i piani insieme, tenuto con il proprio lavoro muscolare e senza appoggi esterni.

Qui sta la ragione per cui il programma cambia da persona a persona. La direzione della correzione dipende da come è disegnata la curva: una curva dorsale destro convessa e una lombare sinistro convessa chiedono correzioni opposte, e nella stessa persona possono coesistere. Se le parole del referto non ti sono chiare, sono spiegate nell’articolo su cosa significa «scoliosi destro convessa».

Un esercizio di autocorrezione, visto da fuori, sembra quasi immobile. La differenza fra eseguirlo bene ed eseguirlo all’incirca sta in dettagli che chi lo fa non percepisce da solo: quanto ruota il tronco, quale lato lavora, dove va il respiro mentre tiene la posizione. Le linee guida raccomandano infatti di valutare regolarmente la qualità dell’esecuzione, con forza B [1]. È un controllo che un video non può fare.

Cosa dicono le prove, per intero

La revisione Cochrane del 2024 sugli esercizi terapeutici nella scoliosi idiopatica dell’adolescente ha incluso 13 studi randomizzati per 583 partecipanti, con età media fra i 12 e i 15 anni [3]. Le parole che gli autori hanno scelto, in una revisione Cochrane, hanno un significato stabilito in anticipo.

Accanto a ogni risultato la revisione dichiara quanta fiducia si possa riporre nel numero trovato, su una scala a quattro gradini chiamata GRADE, che va dalla certezza alta a quella molto bassa. Certezza moderata, resa con «probabilmente», vuol dire che il vero effetto è vicino alla stima. Con la certezza bassa, resa dagli autori con «può», la fiducia nella stima è limitata e il vero effetto potrebbe essere sostanzialmente diverso. Al gradino più basso, quello reso con «è molto incerto se», nella stima si ripone pochissima fiducia: il numero resta scritto, ma non basta a decidere niente.

Confrontando gli esercizi terapeutici con nessun trattamento, la revisione afferma che è molto incerto se riducano l’angolo di Cobb, cioè l’ampiezza della curva misurata sulla radiografia tracciando due linee lungo le vertebre più inclinate ai suoi estremi. La differenza media osservata è di 3,6 gradi a favore degli esercizi, ma poggia su due soli studi e 52 partecipanti e sta sul gradino più basso della scala. Sugli esercizi specifici aggiunti al corsetto rispetto al corsetto da solo le prove sono di bassa certezza, con una possibile riduzione di 2,2 gradi su due studi e 84 partecipanti. Sul terzo confronto la revisione si sbilancia di più: rispetto agli esercizi generici, gli esercizi specifici probabilmente riducono di 3 gradi l’angolo di rotazione del tronco, su due studi e 138 partecipanti, con una differenza che gli autori definiscono clinicamente rilevante [3].

Anche quest’ultima misura va tradotta: l’angolo di rotazione del tronco si ottiene senza radiografia, con uno scoliometro appoggiato sulla schiena mentre la persona si piega in avanti, e quantifica in gradi il rilievo prodotto dalla rotazione delle vertebre.

Gli autori concludono che le prove sull’efficacia sono attualmente scarse, per eterogeneità degli studi, campioni piccoli e confronti molto diversi fra loro [3]. Sul versante opposto, uno studio clinico su 293 ragazzi ha rilevato che il protocollo SEAS aumentava di 1,7 volte la probabilità di successo rispetto al gruppo di controllo, dove il fallimento era la prescrizione del corsetto prima della fine della crescita o il superamento dei 29 gradi Cobb [4].

Restano due punti fermi. Le linee guida collocano gli esercizi specifici come primo passo per limitare la progressione della curva, con una raccomandazione di forza C [1], che nella scala vista sopra vuol dire meno importante, applicabile su base volontaria. E nessuno può promettere che un programma di esercizi raddrizzi una colonna o eviti con certezza il corsetto: chi lo scrive va oltre quello che la letteratura sostiene.

«Esercizi da evitare»: cosa c’è scritto e cosa no

È la domanda che arriva subito dopo l’altra e merita una risposta onesta: nelle linee guida non c’è un elenco di esercizi proibiti. Il movimento lo affrontano altrove, in termini che sorprendono chi ha letto che con una scoliosi bisogna fermarsi.

Le sei raccomandazioni sullo sport dicono questo [1]:

  • lo sport non viene prescritto come trattamento della scoliosi (forza C);
  • le attività sportive generali sono raccomandate per i benefici psicologici, neuromotori e di benessere generale (forza B);
  • l’educazione fisica a scuola va proseguita in tutte le fasi del trattamento, con eventuali limitazioni decise dal clinico (forza B);
  • lo sport va continuato anche durante il trattamento con corsetto (forza B);
  • gli sport di contatto o molto dinamici vanno praticati con cautela nel periodo con il corsetto (forza C);
  • le attività agonistiche che mobilizzano molto la colonna andrebbero evitate in chi ha un rischio elevato di progressione (forza C).

L’idea che un ragazzo con la scoliosi debba lasciare la palestra, la pallavolo o il calcio non viene da qui: le linee guida raccomandano il contrario e chiedono di non interrompere neanche l’educazione fisica. Le limitazioni esistono, sono mirate e le decide chi segue quella curva. Quanto al consiglio più antico di tutti, «mandalo in piscina», vale la prima delle sei righe qui sopra: nessuno sport prende il posto di un programma di esercizi specifici.

Le lettere, anche qui, misurano quanto largamente vada applicata la raccomandazione. Quanto sia dimostrata è un’altra scala, e su quella il documento è trasparente: dichiara che i suoi due livelli di prova più bassi sono opinione degli esperti, con il livello V che corrisponde a un consenso fra gli esperti SOSORT superiore al 90% e il livello VI a un consenso fra il 70 e l’89% [1]. Parte delle indicazioni sullo sport poggia su livelli di questo tipo.

Se qualcosa da evitare c’è, riguarda il metodo più del movimento: prendere per specifico un programma che non lo è, portarlo avanti senza che nessuno ne controlli la qualità, oppure smettere dopo tre settimane. Le linee guida chiedono che gli esercizi siano eseguiti con regolarità per tutta la durata del trattamento [1].

Esercizi e corsetto non stanno uno al posto dell’altro

Molte famiglie arrivano alla visita con la domanda impostata come un bivio: gli esercizi oppure il corsetto. La revisione delle sette scuole colloca invece gli esercizi specifici dentro lo stesso percorso del corsetto e della chirurgia: un intervento che si può usare da solo o insieme a essi, secondo l’indicazione individuale [2].

Le linee guida vanno nella stessa direzione: gli esercizi specifici vanno eseguiti anche mentre il ragazzo porta il corsetto, e il terapista lavora pure sull’aderenza a portarlo, entrambe con forza B; gli esercizi in autocorrezione servono poi nello svezzamento, con forza C [1]. Sul corsetto in sé, la revisione sistematica pubblicata su Spine ha rilevato in tutti gli studi inclusi un effetto nel prevenire la progressione della curva [5].

Quale dei due serva dipende dall’ampiezza della curva in gradi Cobb e da quanta crescita ossea rimane. Le soglie in gradi che circolano online non coincidono fra loro e nessuna tiene conto del secondo dato: gli stessi venti gradi pesano in un modo a undici anni e in un altro a sedici.

Cosa succede in seduta, e cosa succede fra una seduta e l’altra

Una seduta impostata così assomiglia poco a una lezione di ginnastica. Si parte da una valutazione che guarda il disegno della curva, la rotazione del tronco, l’equilibrio del bacino e cosa la persona controlla da sola: da lì si sceglie la direzione dell’autocorrezione. Poi il lavoro è di insegnamento, uno a uno, con la difficoltà che cresce in base a quello che la persona sa fare e con una traccia scritta di quanto viene svolto [1].

Il grosso del lavoro sta fuori dall’ambulatorio. Nella revisione delle sette scuole il metodo SEAS è descritto come un programma domiciliare di circa venti minuti al giorno affiancato alle sedute con il fisioterapista, mentre l’approccio Schroth punta sulle correzioni posturali mantenute durante la giornata [2]. Le sedute servono a impostare e a correggere; quello che può spostare qualcosa sono i mesi in mezzo. Chi ha una diagnosi trova il percorso in zona nella pagina sulla scoliosi a Saluzzo.

Situazioni che meritano una valutazione medica senza aspettare il controllo programmato:

  • una curva che compare o peggiora rapidamente, soprattutto prima dei dieci anni;
  • dolore importante e persistente in un adolescente con scoliosi, in particolare notturno;
  • perdita di forza, formicolio o insensibilità in una gamba, o difficoltà nel cammino;
  • disturbi del controllo di urina o feci;
  • comparsa di dolore o affanno durante gli esercizi assegnati.

Nell’adulto la domanda cambia

Tutto quello che c’è sopra riguarda la scoliosi in età di crescita: è lì che si concentrano gli studi ed è lì che una curva può muoversi in fretta. Nell’adulto con una curva nota da anni gli obiettivi si spostano sul dolore e sul controllo della postura, e il lavoro rientra nella rieducazione posturale.

Cosa non si può decidere da un articolo. Questo testo spiega cosa distingue un esercizio specifico da uno generico. Non può dirti quali esercizi servano nel tuo caso o in che direzione vada impostata l'autocorrezione: sono decisioni che richiedono i gradi misurati, la maturità ossea, l'esame clinico e il confronto con le radiografie precedenti. Se hai una diagnosi e non sai da dove partire, il passo utile è farsi valutare da chi può misurare quei dati.

Fonti e riferimenti scientifici

  1. Negrini S, Donzelli S, Aulisa AG, et al. 2016 SOSORT guidelines: orthopaedic and rehabilitation treatment of idiopathic scoliosis during growth. Scoliosis Spinal Disord. 2018;13:3. PubMed
  2. Berdishevsky H, Lebel VA, Bettany-Saltikov J, et al. Physiotherapy scoliosis-specific exercises: a comprehensive review of seven major schools. Scoliosis Spinal Disord. 2016;11:20. PubMed
  3. Romano M, Minozzi S, Bettany-Saltikov J, et al. Therapeutic exercises for idiopathic scoliosis in adolescents. Cochrane Database Syst Rev. 2024;2(2):CD007837. PubMed
  4. Negrini S, Donzelli S, Negrini A, et al. Specific exercises reduce the need for bracing in adolescents with idiopathic scoliosis: A practical clinical trial. Ann Phys Rehabil Med. 2019;62(2):69-76. PubMed
  5. Negrini S, Minozzi S, Bettany-Saltikov J, et al. Braces for Idiopathic Scoliosis in Adolescents. Spine (Phila Pa 1976). 2016;41(23):1813-1825. PubMed

Domande frequenti

Quali esercizi devo fare per la scoliosi?

Non esiste un elenco valido per tutti. Le linee guida SOSORT del 2016 raccomandano che gli esercizi siano individualizzati in base ai bisogni della persona, al disegno della curva e alla fase del trattamento, e che il programma venga costruito da terapisti formati nell'approccio che usano. Quali movimenti servano nel tuo caso si stabilisce dopo una valutazione, non prima.

Cosa sono gli esercizi di autocorrezione?

L'autocorrezione è il tentativo attivo di allontanare il tronco dalla posizione che la curva impone, sui tre piani dello spazio, tenuto con il proprio lavoro muscolare e senza appoggi esterni. Le linee guida la indicano come uno dei quattro elementi che rendono specifici gli esercizi, insieme all'allenamento nei gesti quotidiani, alla stabilizzazione della postura corretta e all'educazione del paziente.

Gli esercizi riducono i gradi della scoliosi?

La revisione Cochrane del 2024 giudica «molto incerto» l'effetto degli esercizi terapeutici sull'angolo di Cobb, cioè sull'ampiezza della curva misurata sulla radiografia, rispetto a nessun trattamento. In quelle revisioni «molto incerto» è il gradino più basso della scala con cui si dichiara quanta fiducia riporre in un risultato. Sugli esercizi aggiunti al corsetto le prove sono di bassa certezza. Nessuno può quindi promettere una riduzione dei gradi.

Ci sono esercizi da evitare con la scoliosi?

Le linee guida non contengono un elenco di esercizi proibiti. Contengono indicazioni sullo sport: le attività sportive generali sono raccomandate, l'educazione fisica a scuola va proseguita, mentre gli sport di contatto o molto dinamici vanno praticati con cautela durante il trattamento con corsetto, e le attività agonistiche che mobilizzano molto la colonna vanno evitate in chi ha un rischio alto di progressione.

Chi porta il corsetto deve fare anche gli esercizi?

Le due cose non si escludono a vicenda. Le linee guida SOSORT raccomandano che gli esercizi specifici vengano eseguiti durante il trattamento con corsetto, con una raccomandazione di forza B, che in quel sistema indica un'indicazione importante ma che non deve essere applicata a tutti i pazienti con quel bisogno. Le stesse linee guida chiedono al terapista di lavorare anche sull'aderenza del ragazzo al corsetto.