In breve. Un fastidio durante l'applicazione è previsto, e quanto pesa dipende soprattutto dall'energia impostata: il protocollo indicato come riferimento in letteratura prevede la densità di energia più alta che la persona riesce a tollerare, quindi l'intensità si stabilisce sul lettino e si può abbassare. Gli effetti indesiderati descritti negli studi sono locali e passeggeri, in particolare dolore aumentato per qualche giorno e irritazione della pelle: una revisione sistematica del 2026 sulle tendinopatie di anca e bacino riporta un tasso complessivo del 12%. Il fastidio nei giorni successivi non dice niente su quanto il trattamento stia funzionando.

«Ma fanno male?»

È la domanda che arriva più spesso al telefono, di solito prima di quella sul prezzo, e a volte viene fatta a mezza voce, come se fosse una cosa da non chiedere. Chiederlo è sensato. Il nome non aiuta, il rumore dell’apparecchio nemmeno, e online si trovano racconti che vanno da «non ho sentito quasi niente» a «sono sceso dal lettino dopo tre colpi».

Possono essere vere tutte e due. Il motivo sta in un parametro che quasi nessuno nomina quando risponde a questa domanda.

L’intensità non è un numero fisso

Le onde d’urto sono impulsi acustici che vengono trasmessi al tessuto attraverso la pelle. La quantità di energia che arriva si misura in millijoule per millimetro quadrato, e si chiama densità di flusso di energia. È il parametro che decide quanto si sente, e cambia da seduta a seduta.

Quanto cambia lo si capisce da come lo definisce una meta-analisi sulla tendinite calcifica della spalla: erano ammessi negli studi confrontati i trattamenti ad alta energia sopra 0,28 mJ/mm² e quelli a bassa energia sotto 0,08 mJ/mm² [3], con un fattore di più di tre fra i due estremi. Lo stesso apparecchio, sullo stesso tendine, può produrre due esperienze che non si somigliano. «Alta energia» e «bassa energia», più avanti, si riferiscono a queste soglie: al valore impostato, non al tipo di apparecchio.

Una revisione sistematica pubblicata sul British Medical Bulletin, costruita sugli studi indicizzati in PEDro (la banca dati internazionale degli studi controllati di fisioterapia), indica come protocollo di riferimento tre sedute a distanza di una settimana, 2000 impulsi per seduta e «la densità di flusso di energia più alta che il paziente riesce a tollerare» [1].

La tolleranza sta dentro il protocollo, come criterio con cui scegliere l’energia. Un fastidio, quindi, è previsto. Un dolore che costringe a irrigidirsi e a trattenere il respiro dice che si è andati sopra quella soglia, e abbassare la manopola a quel punto rispetta il protocollo invece di tradirlo.

Focali e radiali si sentono in modo diverso

Le due tecnologie generano l’onda in due modi differenti, e la sensazione ne risente. Le radiali producono un’onda pressoria che parte dalla superficie e si distribuisce a raggiera: l’energia è massima sulla pelle e cala man mano che si va in profondità, e chi la riceve descrive una percussione larga e battente su un’area ampia. Le focali fanno convergere l’onda su un punto in profondità, e il colpo si avverte più stretto, più «dentro», concentrato in un punto solo.

Nel nostro centro sono disponibili entrambe le tecnologie, focali e radiali. Quale delle due risulti più fastidiosa cambia da persona a persona: su un tendine molto irritabile capita che sia il contatto largo delle radiali a dare più problemi.

Va sciolto anche un equivoco su quelle due espressioni. Capita di sentir chiamare le radiali «onde d’urto a bassa energia» e le focali «onde d’urto ad alta energia», come se il tipo di apparecchio decidesse da solo la fascia di energia. Gli autori della revisione sul British Medical Bulletin scrivono che quella equivalenza è scorretta e andrebbe abbandonata: sono due cose distinte, il modo in cui l’onda viene generata e distribuita nel tessuto da una parte, l’energia impostata per ogni impulso dall’altra. Anche un apparecchio radiale lavora a energie diverse a seconda di come lo si regola. Gli stessi autori aggiungono che non esistono prove scientifiche a favore né delle radiali né delle focali per quanto riguarda il risultato del trattamento [1]. Nella revisione del 2026 sulle tendinopatie di anca e bacino le due tecnologie compaiono affiancate: 11 studi su 18 avevano usato le radiali e 7 le focali [2].

Quale delle due usare dipende quindi dal bersaglio e dalla profondità a cui si trova. Discorso diverso vale per il confronto con la tecar, che qualcuno ci fa al telefono come se fossero due versioni della stessa cosa: la tecar lavora scaldando i tessuti e la sensazione è un calore che sale, le onde d’urto lavorano per impulsi meccanici e si sentono come colpi. Cosa dicono le prove sull’una e sull’altra sta nell’articolo su tecar, laser e onde d’urto.

I giorni dopo: cosa è stato descritto negli studi

Una revisione sistematica del 2026 ha raccolto 18 studi sulle tendinopatie di anca e bacino: tendinopatia prossimale degli ischiocrurali, tendinopatia glutea (la sindrome dolorosa del grande trocantere) e tendinopatia calcifica [2].

Sulla sicurezza il dato è questo: 6 studi su 18 hanno riportato eventi avversi, e quelli descritti sono dolore aumentato e irritazione della pelle, con un tasso complessivo del 12%, cioè 65 persone su 557 [2]. Il 12% va letto per quello che è. Riguarda chi è stato contato in quei sei lavori; gli altri dodici non riportano nulla in proposito, e «non riportato» non equivale a «non successo». Un numero sugli effetti collaterali dipende sempre da quanti ricercatori hanno fatto la domanda.

Nella nostra pratica quello che ci viene riferito rientra nelle stesse due categorie. Una dolenzia aumentata sul punto trattato per uno o tre giorni, un arrossamento della zona, ogni tanto un piccolo livido. Passa da solo e non richiede di sospendere il ciclo, salvo indicazione contraria di chi ti segue.

Un peggioramento marcato che va avanti oltre qualche giorno, invece, va detto prima della seduta successiva. Non perché sia frequente, ma perché è l’informazione che permette di ritarare l’energia o di rivedere l’indicazione.

Il fastidio non misura il risultato

L’idea che il dolore durante o dopo il trattamento sia il segnale che «sta lavorando» è diffusa, e nasce da un ragionamento che sembra logico: se il tendine reagisce, qualcosa si sta muovendo.

Gli studi non la sostengono, e basta guardare cosa misurano: il dolore e la funzione a settimane o mesi di distanza. Nella revisione del 2026 tutti gli studi che hanno valutato il dolore riportano un miglioramento, su intervalli di controllo che vanno da mezzo mese a 27 mesi dopo il trattamento [2]. Nessuno di quei lavori mette in relazione quanto ha fatto male la seduta con quanto è andata bene dopo.

Restano due conseguenze pratiche. Alzare l’energia oltre la soglia tollerabile per «prendere di più» non ha dietro un dato che lo giustifichi. E chi scende dal lettino avendo sentito poco ha una soglia diversa dal vicino di sala, mentre quello che conta succede al tendine nelle settimane successive.

Regolare l’energia più in alto: cosa si guadagna e cosa si paga

A decidere la fascia, quindi, è la manopola. Una meta-analisi pubblicata su Clinical Orthopaedics and Related Research ha misurato cosa cambia fra le due su un punto preciso, e di solito viene raccontata a metà. Ha raccolto 5 studi randomizzati e 359 partecipanti con tendinite calcifica della spalla, divisi in base alle soglie di densità di energia citate sopra. La misura di esito principale era il punteggio Constant-Murley, un punteggio di funzione della spalla in cui un valore più alto indica una condizione migliore.

A 3 mesi la differenza media fra i due gruppi è stata di 9,88 punti a favore dell’alta energia, con un intervallo di confidenza al 95% (la fascia di valori compatibili con i dati raccolti) da 9,04 a 10,72. Il riassorbimento completo del deposito di calcio a 3 mesi è risultato più frequente con l’alta energia, con un odds ratio di 3,40, una misura di quanto un esito sia più probabile in un gruppo rispetto all’altro; l’intervallo di confidenza al 95% va da 1,35 a 8,58, quindi la stima è compatibile con un vantaggio modesto come con uno grande. I dati a 6 mesi non sono stati aggregabili [3].

Gli autori aprono lo stesso lavoro dichiarando che l’alta energia è molto più dolorosa, più costosa e viene di solito eseguita in regime di ricovero, mentre la bassa energia si può fare in ambulatorio [3]. Il vantaggio sul punteggio, quindi, ha un prezzo, e la scelta fra le due intensità non è soltanto tecnica.

Il risultato ha confini stretti: cinque studi, poco più di trecento persone, e solo la tendinite calcifica della spalla. Trasferirlo alla fascite plantare o all’epicondilite sarebbe un’estensione che quel lavoro non autorizza.

Dove si collocano le onde d’urto fra le altre strade

Sempre sulla calcificazione della cuffia dei rotatori, una revisione sistematica con network meta-analisi del 2025 aiuta a ridimensionare le aspettative. La network meta-analisi confronta più trattamenti fra loro anche quando non sono mai stati messi a confronto diretto in un singolo studio, incrociando quelli disponibili. Su 19 articoli e 1160 persone, la probabilità di risultare il trattamento migliore per la funzione della spalla era dell’85% per il plasma ricco di piastrine, del 75% per le iniezioni di EDTA disodico, del 65% per le tecniche di aspirazione e del 57% per le onde d’urto [4].

Quelle percentuali indicano la probabilità che un trattamento occupi il primo posto in classifica, e non la quota di persone che migliorano. Gli autori concludono comunque includendo anche le onde d’urto fra le strategie più efficaci in questa condizione [4]. Quale strada abbia senso nel singolo caso si decide alla visita, ed è il tipo di scelta che al nostro centro medico e fisioterapista fanno insieme dentro il percorso dedicato alla spalla.

Quante sedute, e cosa succede fra una e l’altra

Sul numero di sedute i due lavori più utili convergono. La revisione sul British Medical Bulletin indica tre sedute a distanza di una settimana con 2000 impulsi ciascuna [1]. Nella revisione del 2026, il 72% dei protocolli usati negli studi prevedeva da 3 a 4 sedute settimanali e l’83% erogava fra 2000 e 3000 impulsi a seduta [2]. Nella nostra pratica lavoriamo di norma su cicli di tre-cinque sedute con rivalutazione, e quel numero lo fissiamo dopo aver visto il punto, non al telefono.

Una precisazione onesta sul primo dei due dati: gli stessi autori chiudono chiedendo che quel protocollo venga verificato in studi randomizzati costruiti apposta [1]. È una proposta ragionata a partire dalla letteratura disponibile, non una regola dimostrata.

Sul riposo dopo la seduta, che è una delle domande che riceviamo più spesso a proposito della spalla, i lavori citati qui non si esprimono. Nella nostra pratica chiediamo di evitare nelle ore successive i gesti che accendono il dolore su quel tendine, senza però immobilizzare il braccio, e calibriamo l’indicazione sul singolo caso.

Quando è meglio non farle

La valutazione medica che precede il ciclo serve soprattutto a questo. Le situazioni su cui il medico fa domande prima di autorizzare il trattamento sono la gravidanza, le terapie anticoagulanti in corso e i disturbi della coagulazione, la presenza di un’infezione o di una lesione della pelle sul punto da trattare, una diagnosi oncologica che interessa quella zona, e nei ragazzi le cartilagini di accrescimento ancora aperte in prossimità del bersaglio.

Queste non sono soglie ricavate da una linea guida: sono le domande che facciamo prima di accendere l’apparecchio, e una risposta affermativa a una di queste può significare rimandare il ciclo, cambiare punto di applicazione o non farlo affatto. È anche il motivo per cui un ciclo di onde d’urto non si prenota come si prenota un massaggio.

Situazioni in cui serve una valutazione medica prima di pensare alla terapia:

  • dolore comparso dopo un trauma importante, con perdita di forza o impossibilità a muovere l'arto;
  • febbre, arrossamento e gonfiore caldo dell'articolazione;
  • dolore che non dà tregua nemmeno da fermi e cresce di notte in modo progressivo;
  • perdita di peso non spiegata, storia di tumore, terapia cortisonica prolungata;
  • formicolio, perdita di sensibilità o di forza in un arto;
  • gonfiore improvviso e dolore al polpaccio, soprattutto dopo un'immobilizzazione o un volo lungo.

Cosa non si decide da un articolo. I numeri riportati qui vengono da popolazioni di studio e descrivono cosa è stato osservato in media, non cosa sentirai tu. Quanto peserà la seduta dipende dal tendine, dalla fase in cui si trova, dall'energia scelta e dalla tua soglia, e se le onde d'urto siano indicate nel tuo caso lo stabilisce chi può esaminare quella struttura. Se hai una prescrizione in mano e la paura ti sta facendo rimandare, richiedi una valutazione: ti diciamo anche quando la macchina non serve.

Fonti e riferimenti scientifici

  1. Schmitz C, Császár NB, Milz S, et al. Efficacy and safety of extracorporeal shock wave therapy for orthopedic conditions: a systematic review on studies listed in the PEDro database. Br Med Bull. 2015;116(1):115-138. PubMed
  2. Rau OR, Cheng J, Jivanelli B, et al. Extracorporeal Shockwave Therapy for Tendinopathies Around the Hip and Pelvis: A Systematic Review. HSS J. 2026;22(2):197-207. PubMed
  3. Verstraelen FU, In den Kleef NJ, Jansen L, et al. High-energy versus low-energy extracorporeal shock wave therapy for calcifying tendinitis of the shoulder: which is superior? A meta-analysis. Clin Orthop Relat Res. 2014;472(9):2816-2825. PubMed
  4. Moggio L, Marotta N, de Sire A, et al. Efficacy of Conservative Approaches on Pain Relief and Function in Patients With Rotator Cuff Calcific Tendinopathy: Which Is the Best Option? A Systematic Review and Network Meta-Analysis. Orthop Surg. 2025;17(11):3048-3066. PubMed

Domande frequenti

Le onde d'urto fanno male?

Un fastidio durante l'applicazione è previsto, e quanto pesa dipende dall'energia impostata. Il protocollo che una revisione sistematica del 2015 indica come riferimento prevede la densità di energia più alta che la persona riesce a tollerare: la tolleranza fa quindi parte del protocollo, e l'intensità si decide sul lettino insieme a chi tratta.

Dopo le onde d'urto posso stare peggio?

Una dolenzia aumentata sul punto trattato per qualche giorno rientra fra gli effetti descritti negli studi, insieme all'irritazione della pelle. In una revisione sistematica del 2026 sulle tendinopatie di anca e bacino gli eventi avversi sono stati riportati in 6 studi su 18, con un tasso complessivo del 12%, tutti locali e passeggeri. Un peggioramento importante che dura oltre qualche giorno va segnalato a chi ti ha trattato.

Devo stare a riposo dopo le onde d'urto alla spalla?

La letteratura che abbiamo consultato non affronta il riposo dopo la seduta, quindi chi dà una regola valida per tutti la sta dando senza un documento dietro. Nella nostra pratica chiediamo di evitare nelle ore successive i gesti che accendono il dolore su quel tendine, senza immobilizzare il braccio. L'indicazione precisa dipende dal tendine e dalla fase.

Le onde d'urto focali fanno più male di quelle radiali?

Si sentono in modo diverso perché l'energia si distribuisce in modo diverso: le radiali danno una percussione larga e superficiale, le focali un colpo più stretto che si avverte in profondità. Quale delle due risulti più fastidiosa cambia da persona a persona e dal punto trattato. Sul risultato del trattamento, una revisione sistematica del 2015 afferma che non esistono prove a favore né delle radiali né delle focali.

Il fastidio nei giorni dopo vuol dire che sta funzionando?

No. Gli studi misurano il dolore e la funzione a settimane o mesi di distanza, e nessuno di quelli citati qui mette in relazione quanto ha fatto male la seduta con quanto è andata bene. Alzare l'energia oltre la soglia tollerabile per «prendere di più» non ha dietro un dato, e chi sente poco non sta sprecando la seduta.