In breve. Una calcificazione nei tendini della spalla può riassorbirsi da sola, ma i meccanismi che la fanno sparire non sono ancora chiariti e nessuno può prevedere quando succederà. Il riassorbimento può essere la fase più dolorosa, perché i cristalli di calcio passano nella borsa sopra il tendine e la infiammano. Quando il dolore dura, negli studi le onde d'urto ad alta energia hanno fatto meglio del trattamento simulato, il lavaggio ecoguidato ha ridotto il dolore più delle onde d'urto, e per recuperare la funzione della spalla la fisioterapia si è piazzata al primo posto. Quale strada serva nel tuo caso si decide con una visita.

Sul referto dell’ecografia c’è scritto «calcificazione del sovraspinoso», a volte con le misure in millimetri. Chi lo ritira di solito ha già alle spalle settimane di notti interrotte e una domanda precisa: quella cosa lì dentro se ne andrà da sola, o bisogna toglierla?

A qualcuno è stato detto che si riassorbe e basta aspettare, a qualcun altro che servono le onde d’urto e subito. E poi c’è chi telefona con un dolore esploso da due giorni, il braccio che non si alza nemmeno per pettinarsi, convinto che la calcificazione stia peggiorando.

Cos’è quel deposito, e perché lo chiamano periartrite calcifica

La tendinite calcifica della cuffia dei rotatori è dovuta a depositi di apatite, una forma di calcio, dentro i tendini della spalla. Il tendine interessato più spesso è il sovraspinoso, quello che passa sopra la testa dell’omero e lavora quando si alza il braccio di lato. «Periartrite calcifica» è il nome che si legge ancora su molte prescrizioni: indica lo stesso quadro con un termine più vecchio e più generico, di cui abbiamo parlato nell’articolo sulla spalla che fa male di notte.

È un problema frequente. Una revisione pubblicata su Joint Bone Spine nel 2018 la stima fra il 10 e il 42% delle spalle dolorose [1]. Gli stessi autori scrivono che i meccanismi con cui il calcio si forma dentro il tendine sono ancora in gran parte sconosciuti [1], e questo vale anche per la domanda che molti si fanno appena letto il referto: perché proprio a me, e proprio lì.

Perché può fare più male quando se ne va

Chi arriva con la spalla bloccata da due giorni pensa quasi sempre che il calcio stia aumentando. Può essere il contrario.

Nel corso della malattia il deposito può andare incontro a un riassorbimento spontaneo, e la revisione del 2018 descrive cosa succede: i cristalli di apatite migrano nella borsa subacromiale e causano un dolore severo e una limitazione del movimento [1]. La borsa subacromiale è un piccolo cuscinetto di scorrimento che sta fra il tendine e l’osso sopra la spalla.

Negli esperimenti i cristalli richiamano globuli bianchi e fanno liberare sostanze infiammatorie, fra cui l’interleuchina 1 beta e l’interleuchina 18, attraverso un meccanismo cellulare chiamato inflammasoma NLRP3 [1]. In pratica il calcio uscito dal tendine accende un’infiammazione nella borsa, ed è quella a far male.

Una crisi acuta con il braccio quasi bloccato e un dolore che non concede tregua neanche da fermi, quindi, non indica per forza un deposito che cresce. Va però vista con una visita e un’ecografia, perché da fuori le due situazioni si somigliano e un dolore così intenso può avere anche altre cause.

Si riassorbe da sola? Sì, ma nessuno sa quando

Che una calcificazione possa sparire da sola è documentato. Manca invece un modo per sapere quando.

La revisione del 2018 chiude su questo punto: i meccanismi che portano alla risoluzione spontanea dell’infiammazione e alla scomparsa della calcificazione devono ancora essere chiariti [1]. Se non si sa cosa avvia il processo, non si può prevedere quando partirà in una spalla precisa, e nemmeno se partirà. Chi indica una data non ha uno studio su cui appoggiarla.

Nella nostra pratica aspettare ci sembra ragionevole quando il dolore è sopportabile, si riesce a dormire e la spalla si muove. Mesi di notti in bianco con il braccio che si alza sempre meno sono un’altra storia, e la possibilità teorica che prima o poi il calcio se ne vada non basta a giustificarli.

Una precisazione: tutti gli studi citati in questa pagina riguardano persone con dolore. Su una calcificazione trovata per caso in una spalla che non fa male non dicono niente, e se valga la pena ricontrollarla lo stabilisce il medico.

Cosa dicono le revisioni sulle onde d’urto

Il lavoro più citato è una revisione sistematica pubblicata su Annals of Internal Medicine nel 2014, che ha raccolto 28 studi randomizzati sulle tendiniti di spalla, con e senza calcio. Venti di questi confrontavano livelli di energia diversi e un trattamento simulato, in cui la persona crede di ricevere le onde d’urto ma l’onda non arriva al tessuto. Nella tendinite calcifica le onde d’urto ad alta energia sono risultate costantemente migliori del trattamento simulato sul dolore, sulla funzione e sul riassorbimento del deposito, e gli autori concludono che possono portare alla scomparsa completa della calcificazione [2].

Due dettagli servono a leggerlo bene. Nella tendinite senza calcio gli autori non hanno trovato una differenza significativa rispetto al trattamento simulato [2], per cui il risultato riguarda chi ha il deposito e non si estende a qualsiasi dolore di spalla. E indicano loro stessi come limite il numero ridotto di studi e la loro eterogeneità, cioè il fatto che usavano protocolli e misure diversi fra loro [2].

«Alta energia» indica il valore di energia impostato sull’apparecchio per ogni impulso. Cosa comporta alzarlo, anche in termini di fastidio sul lettino, lo abbiamo spiegato nella pagina su cosa aspettarsi dalle onde d’urto.

Cosa aggiunge la revisione del 2024

Una revisione pubblicata su Physiotherapy Research International ha incluso 21 studi randomizzati sulla tendinopatia calcifica della cuffia [3].

Sul confronto con il trattamento simulato il quadro regge: a 24 settimane le onde d’urto hanno ridotto il dolore e migliorato la funzione in misura clinicamente rilevante, cioè abbastanza da farsi notare dalla persona e non solo dalla statistica. L’alta energia ha fatto meglio della bassa su dolore e funzione entro le 24 settimane e sulla scomparsa del deposito a 12 settimane [3].

Fra onde d’urto focali e radiali, invece, gli autori non hanno trovato differenze su dolore, disabilità e percentuale di riassorbimento [3]. Al nostro centro sono disponibili tutte e due, e fra le due si sceglie in base alla profondità del punto da raggiungere.

Poi c’è il dato che nelle pagine sulle onde d’urto si trova di rado. Il lavaggio ecoguidato, una procedura in cui il medico raggiunge il deposito con un ago sotto guida ecografica, ha ridotto il dolore più delle onde d’urto sia entro le 24 settimane sia entro le 48 [3]. Per questo confronto gli autori parlano di superiorità statistica, che vuol dire una differenza difficilmente dovuta al caso. Se sia anche abbastanza grande da farsi sentire è un’altra domanda, e nelle conclusioni la parola «clinicamente» la usano per il confronto fra onde d’urto e trattamento simulato, non per questo.

Su tutta la revisione pesa una riserva. Nessuno dei 21 studi è stato giudicato complessivamente a basso rischio di distorsione, cioè al riparo da errori nel modo in cui era stato condotto, e gli autori valutano molto bassa la certezza delle prove raccolte [3]. Studi fatti meglio potrebbero spostare queste stime anche di molto.

Dove sta la fisioterapia

La revisione più recente, pubblicata su EFORT Open Reviews nel 2025, è una meta-analisi di rete: un metodo statistico che mette in classifica molti trattamenti insieme, anche quelli che nessuno studio ha mai confrontato direttamente, incrociando i dati disponibili. Gli autori hanno incluso 33 studi randomizzati, 2102 persone e 26 trattamenti diversi [4].

Fra i trattamenti non chirurgici, per il recupero della funzione della spalla il primo posto è andato alla fisioterapia che combina più metodi, il secondo alle onde d’urto ad alta energia associate alla fisioterapia [4]. Per la riduzione del dolore il primo posto è andato alle onde d’urto radiali associate alla fisioterapia [4]. Il posto in classifica dice quale trattamento ha più probabilità di risultare il migliore fra quelli messi a confronto. Non dice quante persone migliorano.

Un limite va detto. La revisione non descrive un protocollo unico di fisioterapia. Nel testo gli autori ricordano che per questo problema si usano di solito riposo relativo, impacchi freddi e caldi, terapie fisiche, terapia manuale ed esercizi di allungamento e rinforzo, e ipotizzano che il buon risultato dipenda dalla combinazione di più metodi usata in alcuni studi [4]. Dalla classifica si ricava una direzione, e non una scheda da seguire.

E l’operazione?

La stessa revisione del 2025 ha confrontato fra loro alcune tecniche artroscopiche. Sul confronto che preoccupa di più, chirurgia contro trattamenti non chirurgici, gli autori scrivono che al momento non ci sono dati diretti [4]. L’intervento resta un’opzione per una parte delle persone in cui il percorso conservativo non ha funzionato, e se ne parla con l’ortopedico caso per caso.

Esercizi, riposo e crisi acuta

In rete si trovano schede di esercizi per le calcificazioni pronte da stampare. Le revisioni citate qui non indicano un programma valido per tutti, e chi è in piena crisi ha bisogno di cose diverse da chi ha un fastidio da mesi.

Nella nostra pratica, quando il dolore è al massimo e il braccio si alza a fatica, riduciamo i gesti che lo accendono, soprattutto quelli con la mano sopra la testa, senza immobilizzare la spalla. Si parte da movimenti ampi e leggeri e da contrazioni in cui il braccio resta fermo, e il carico sale man mano che il dolore lo permette. Quando la fase si calma il lavoro diventa rinforzo della cuffia e dei muscoli che muovono la scapola. Quanto dura ciascuna fase varia molto da persona a persona, e gli studi citati qui non danno un numero di settimane.

Cosa non si può capire da un articolo. Se il deposito è fermo, se si sta riassorbendo o se accanto c'è un altro problema della cuffia lo dicono la visita e l'ecografia guardate insieme. Le revisioni descrivono cosa è successo in media a gruppi di persone, e non dicono quale strada funzionerà nella tua spalla né in quanto tempo.

Situazioni in cui serve una valutazione medica prima di pensare alla terapia:

  • febbre, spalla calda, arrossata e gonfia;
  • dolore comparso dopo una caduta o un trauma, con perdita di forza o impossibilità ad alzare il braccio;
  • dolore alla spalla o al braccio sinistro insieme a oppressione al petto, fiato corto o sudorazione: in questo caso si chiama subito il 112;
  • formicolio, perdita di sensibilità o di forza lungo il braccio e la mano;
  • dolore che cresce anche a riposo, con perdita di peso non spiegata o una storia di tumore.

Come lo affrontiamo al centro

Si parte dal capire in che fase si trova la calcificazione e quanto pesa sul dolore, perché nella stessa spalla possono convivere un deposito e una sofferenza del tendine che con il calcio c’entra poco. Per questo nel percorso dedicato alla spalla la visita medica, l’ecografia muscolo-scheletrica e la fisioterapia stanno sotto lo stesso tetto.

Con un dolore gestibile spesso si lavora sul movimento e si ricontrolla dopo qualche settimana. Quando il dolore dura ed è legato al deposito, le onde d’urto focali o radiali dentro un programma di fisioterapia sono una delle opzioni con degli studi alle spalle. E se il medico pensa che nel tuo caso abbia più senso una procedura con l’ago, te lo dice, anche quando questo vuol dire indicarti un percorso diverso dal nostro.

Quello che non facciamo è promettere che il calcio sparisca entro una certa data, perché nelle revisioni quella data non c’è. Se hai un referto con scritto calcificazione e il dolore non ti fa dormire, puoi richiedere una valutazione.

Fonti e riferimenti scientifici

  1. Darrieutort-Laffite C, Blanchard F, Le Goff B. Calcific tendonitis of the rotator cuff: From formation to resorption. Joint Bone Spine. 2018;85(6):687-692. PubMed
  2. Bannuru RR, Flavin NE, Vaysbrot E, Harvey W, McAlindon T. High-energy extracorporeal shock-wave therapy for treating chronic calcific tendinitis of the shoulder: a systematic review. Ann Intern Med. 2014;160(8):542-549. PubMed
  3. Brindisino F, Marruganti S, Lorusso D, Cavaggion C, Ristori D. The effectiveness of extracorporeal shock wave therapy for rotator cuff calcific tendinopathy. A systematic review with meta-analysis. Physiother Res Int. 2024;29(3):e2106. PubMed
  4. Yao Y, Yang G, Jiang S, Ji B, Jin H, Tang P, et al. Treatments for rotator cuff calcific tendinitis: a systematic review and network meta-analysis of randomized-controlled trials. EFORT Open Rev. 2025;10(7):520-533. PubMed

Domande frequenti

La calcificazione della spalla può sparire da sola?

Sì, il riassorbimento spontaneo è descritto in letteratura. Una revisione del 2018 scrive però che i meccanismi che portano alla scomparsa del deposito sono ancora da chiarire, e per questo nessuno può dire in anticipo se e quando succederà nella tua spalla.

Perché fa più male adesso che la calcificazione si sta riassorbendo?

Durante il riassorbimento i cristalli di calcio possono passare dal tendine alla borsa subacromiale, il cuscinetto di scorrimento che sta sopra la cuffia. Lì richiamano globuli bianchi e sostanze infiammatorie, e quello che la revisione del 2018 descrive è un dolore severo con il movimento limitato. Una fase molto dolorosa, quindi, può coincidere con il deposito che se ne va.

Le onde d'urto funzionano sulla tendinite calcifica?

Una revisione sistematica del 2014 su 28 studi randomizzati conclude che le onde d'urto ad alta energia riducono il dolore e migliorano la funzione della spalla più del trattamento simulato, e possono portare alla scomparsa completa del deposito. Una revisione del 2024 conferma il vantaggio sul trattamento simulato, ma i suoi autori giudicano molto bassa la certezza delle prove disponibili.

Meglio le onde d'urto focali o radiali?

Nella revisione sistematica del 2024 su 21 studi randomizzati le due tecnologie sono risultate simili su dolore, disabilità e riassorbimento del calcio. Ha contato di più l'energia impostata, perché l'alta energia ha fatto meglio della bassa. Fra focali e radiali si sceglie in base al punto da raggiungere.

Se c'è una calcificazione servono gli esercizi?

In una revisione del 2025 che ha messo a confronto 26 trattamenti in 33 studi randomizzati, per la funzione della spalla il primo posto in classifica è andato alla fisioterapia che combina più metodi, e il secondo alle onde d'urto ad alta energia associate alla fisioterapia. Quali esercizi fare e con che carico dipende dalla fase del dolore.