In breve. La dorsalgia è il dolore nella parte alta e centrale della schiena, fra la base del collo e la fine delle costole. Indica dove fa male, non perché. Spesso il dolore viene da muscoli e articolazioni, ma in quel punto può arrivare anche da cuore, polmoni o stomaco, quindi i segnali d'allarme vanno conosciuti. Sui trattamenti gli studi di qualità sono pochissimi: su circa 7.000 articoli esaminati, una revisione del 2015 ne ha trovati soltanto 2 abbastanza solidi da essere usati.

Arrivi a sera e senti un peso fra le scapole, come una mano che preme sempre nello stesso punto. Provi ad arrivarci con le dita e non ci riesci. Ti stiracchi, va meglio per un minuto, poi torna. Oppure ti svegli con una fitta al centro della schiena che si fa sentire quando respiri a fondo o quando ti giri per guardare indietro in auto.

Chi cerca una spiegazione trova parole diverse: dolore dorsale, mal di schiena alto, dolore al centro delle spalle. Dal medico magari sente dire «dorsalgia». Di solito si parla della stessa zona, e sapere cosa significa quella parola aiuta a capire cosa fare dopo.

Cosa vuol dire dorsalgia

La colonna dorsale è il tratto centrale della schiena: 12 vertebre, dalla base del collo fino a dove finiscono le costole. Ogni vertebra è collegata a un paio di costole, e insieme formano la gabbia che protegge cuore e polmoni. Per questo quel tratto si muove meno del collo e della zona lombare, e per lo stesso motivo un dolore in quella zona può avere origini molto diverse.

«Dorsalgia» significa semplicemente dolore in quel punto. Funziona come «mal di testa»: descrive il sintomo senza dire da dove viene. Una diagnosi di dorsalgia, da sola, non spiega quindi la causa. Quella va cercata con la storia del dolore e con la visita.

Quanto è comune, e perché se ne sa poco

È un disturbo diffuso. Una revisione del 2009 ha raccolto 33 studi sulla popolazione generale: nell’arco di un anno, a seconda dello studio, ne aveva sofferto da 15 a circa 28 persone su 100 [1]. Una forbice così larga dipende anche dal fatto che gli studi non definiscono il dolore dorsale tutti allo stesso modo. Anche prendendo il valore più basso, parliamo di una persona su sette.

Allo stesso tempo è il tratto meno studiato della colonna. Due ricercatori inglesi lo hanno chiamato la «Cenerentola» della schiena, perché la ricerca si è concentrata molto di più sul collo e sulla zona lombare, e si sa ancora poco di cause e diffusione del dolore dorsale [2]. Per questo, quando un testo promette certezze sul dolore dorsale, conviene chiedersi da dove le prenda.

Da cosa può dipendere

Le cause si dividono in tre gruppi. L’elenco viene dalla pratica clinica: percentuali affidabili su quanto pesi ciascuna non ne esistono.

Muscoli e articolazioni. È la situazione che si incontra più spesso in fisioterapia. Il fastidio cambia con i movimenti, con la posizione o con la pressione delle dita, e può aumentare dopo un lavoro insolito, un trasloco, un colpo di tosse forte. Le articolazioni fra vertebre e costole, quando sono irritate, possono dare una fitta anche respirando a fondo. Se il dolore gira verso il petto seguendo una costola, il tema si avvicina ai dolori intercostali.

La colonna stessa. Rientrano qui l’ernia del disco dorsale, meno frequente di quella lombare, e lo schiacciamento di una vertebra indebolita dall’osteoporosi, che in una persona anziana può avvenire anche dopo un piccolo sforzo. Una curva della colonna come la scoliosi viene spesso indicata come causa, ma la sua presenza da sola non dimostra che il dolore venga da lì.

Organi vicini. Cuore, grossi vasi, polmoni, esofago, stomaco e cistifellea possono far sentire il dolore nella schiena. Si chiama dolore riferito: il male si avverte dietro, mentre il problema sta davanti. Per questo un dolore che non cambia mai con i movimenti merita più attenzione di uno che dipende da come ti giri.

Quanto conta la postura

La frase più sentita è «stai dritto». Nel 2019 un gruppo di ricercatori ha scritto su una rivista di fisioterapia che l’idea di un dolore causato dallo stare seduti o in piedi «nel modo sbagliato» non ha prove forti a sostegno, e che attorno a questa idea è cresciuto un intero mercato di prodotti [4]. È un articolo di opinione e non uno studio, ma il punto regge anche guardando i dati.

Una revisione del 2026 ha raccolto 28 studi su 901 persone con spalle in avanti e testa protesa. Gli esercizi correttivi cambiavano parecchio la postura misurata. Sul dolore, sulla forza e sulla funzione, cioè su quello che la persona riesce a fare, i risultati erano incerti [5]. In pratica si può imparare a stare più dritti e avere lo stesso male di prima.

Questo non significa che otto ore immobili al computer siano innocue. Una posizione tenuta troppo a lungo può dare fastidio, qualunque sia. Il consiglio più utile è quindi cambiarla spesso, senza inseguire una posizione perfetta da mantenere con sforzo tutto il giorno.

Come leggere il referto della risonanza

Chi ha fatto una risonanza si ritrova spesso con parole che spaventano. Uno studio americano del 1995, piccolo e ormai datato, aiuta a ridimensionarle: i ricercatori hanno fatto la risonanza del tratto dorsale a 90 persone senza dolore in quella zona [3].

Trovarono qualcosa di anomalo in 73 persone su 100. Un’ernia del disco in 37 su 100. Un disco sporgente, cioè che deborda un po’ senza essere erniato, in 53 su 100. Tutte persone che non avevano male alla schiena alta. Gli stessi autori ricordano che queste sono immagini, e che per decidere una cura servono altre valutazioni [3].

Quindi una parola sul referto va letta insieme ai sintomi e alla visita: solo così il medico può dire se c’entra con il tuo dolore.

Quando non aspettare. Chiama subito il 112 se il dolore alla schiena alta:

  • compare all'improvviso ed è molto forte, soprattutto se lo senti come uno strappo;
  • si accompagna a peso o oppressione al petto, fiato corto, sudore freddo, nausea o svenimento;
  • sale al braccio, al collo o alla mandibola;
  • si accompagna a debolezza delle gambe, difficoltà a camminare o perdita di controllo di urina e feci.

Fatti vedere dal medico in tempi brevi se c'è febbre, un calo di peso che non sai spiegare, un tumore nella tua storia, una caduta recente o l'osteoporosi, oppure se il dolore non cambia mai con i movimenti e peggiora di notte.

Una precisazione: una guida internazionale del 2020 dedicata a questi segnali ricorda che, presi uno per uno, la maggior parte non ha prove solide di quanto sia precisa [7]. Le malattie gravi della colonna sono rare, e un segnale d’allarme non vuol dire che ce l’hai. Vuol dire che serve qualcuno che guardi.

Cosa puoi fare nei primi giorni

Se non ci sono segnali d’allarme e il dolore cambia con i movimenti, queste indicazioni sono di buon senso clinico. Vengono da quello che si sa sul mal di schiena in generale, perché studi fatti apposta sul tratto dorsale quasi non ce ne sono.

  • Continua le attività di ogni giorno, riducendo per un po’ quelle che aumentano molto il dolore.
  • Alzati e cambia posizione spesso, anche solo per un minuto, se lavori seduto.
  • Cammina, anche con uscite brevi.
  • Prova a ruotare piano il tronco e a respirare a fondo, fermandoti prima che il dolore cresca.
  • Usa il caldo, se ti dà sollievo: non cura la causa, ma può aiutarti a muoverti.

Se dopo due o tre settimane il dolore non accenna a calare, se ritorna spesso o se ti disturba il sonno, conviene farsi valutare. Per il dolore più in basso, c’è la nostra guida al mal di schiena basso.

Cosa dicono gli studi sui trattamenti

Gli studi sono pochi. Una revisione del 2015 ha controllato quasi 7.000 articoli sui trattamenti senza farmaci per il dolore dorsale e della parete del torace, e ne ha trovati 2 abbastanza affidabili [6].

Il primo riguardava persone con dolore dorsale recente. Ha messo a confronto la manipolazione vertebrale, cioè la spinta rapida con le mani sulla colonna, l’agopuntura e una finta terapia elettrica usata come placebo. Con la manipolazione il dolore calava un po’ di più nel breve periodo, ma la differenza era troppo piccola per contare nella vita di tutti i giorni. L’agopuntura ha dato risultati simili al placebo [6].

Il secondo riguardava il dolore recente della parete del torace. Un programma con terapia manuale, trattamenti sui tessuti molli, esercizi, caldo o freddo e consigli è stato confrontato con un solo incontro informativo. Il calo del dolore era simile, però chi aveva seguito il programma dichiarava più spesso di stare meglio [6].

Sono due studi soltanto, su due problemi diversi, e nessuno dei due può chiudere la questione. Se ne può ricavare che nessuna tecnica singola ha dimostrato di fare la differenza. Se qualcuno ti promette di risolvere tutto in una seduta, chiedigli su cosa si basa.

Come lo affrontiamo al centro

Si parte da una domanda semplice: questo dolore cambia con i movimenti oppure no? La storia e la visita servono prima di tutto a escludere ciò che non deve aspettare. Se c’è un dubbio medico, il passaggio avviene dentro lo stesso centro. Se il problema è muscolare o articolare, il fisioterapista guarda come si muovono la schiena, le costole e le spalle, e cosa succede nella tua giornata: lavoro, sonno, sport, ore al volante.

Da lì si costruisce un programma che può unire terapia manuale ed esercizio, con l’obiettivo di farti tornare a muoverti senza paura. Quanto tempo serva cambia da persona a persona, e una data in anticipo non la fissiamo.

Cosa non si decide da un articolo. Quello che hai letto descrive gruppi di persone studiate, non la tua schiena. Da dove venga il tuo dolore si stabilisce con la storia e con la visita, non con la descrizione dei sintomi. Se il dolore dorsale dura da settimane o continua a tornare, richiedi una valutazione.

Fonti e riferimenti scientifici

  1. Briggs AM, Smith AJ, Straker LM, Bragge P. Thoracic spine pain in the general population: prevalence, incidence and associated factors in children, adolescents and adults. A systematic review. BMC Musculoskelet Disord. 2009;10:77. PubMed
  2. Heneghan NR, Rushton A. Understanding why the thoracic region is the ‘Cinderella’ region of the spine. Man Ther. 2016;21:274-276. PubMed
  3. Wood KB, Garvey TA, Gundry C, Heithoff KB. Magnetic resonance imaging of the thoracic spine. Evaluation of asymptomatic individuals. J Bone Joint Surg Am. 1995;77(11):1631-1638. PubMed
  4. Slater D, Korakakis V, O’Sullivan P, Nolan D, O’Sullivan K. “Sit Up Straight”: Time to Re-evaluate. J Orthop Sports Phys Ther. 2019;49(8):562-564. PubMed
  5. Khorramroo F, Rostami M, Bafrouei MJ. Corrective exercises strongly improve posture but fail to produce consistent clinical or functional benefits in patients with upper crossed syndrome: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. BMC Sports Sci Med Rehabil. 2026;18(1):302. PubMed
  6. Southerst D, Marchand AA, Côté P, et al. The effectiveness of noninvasive interventions for musculoskeletal thoracic spine and chest wall pain: a systematic review by the Ontario Protocol for Traffic Injury Management (OPTIMa) collaboration. J Manipulative Physiol Ther. 2015;38(7):521-531. PubMed
  7. Finucane LM, Downie A, Mercer C, et al. International Framework for Red Flags for Potential Serious Spinal Pathologies. J Orthop Sports Phys Ther. 2020;50(7):350-372. PubMed

Domande frequenti

Cos'è la dorsalgia?

È il dolore nella parte della schiena che va dalla base del collo alla fine delle costole. La parola indica il punto in cui fa male e non la causa, proprio come «mal di testa». Dolore dorsale, mal di schiena alto, dolore tra le scapole e dolore al centro delle spalle descrivono di solito la stessa zona.

Il dolore tra le scapole può dipendere dal cuore?

Può succedere, anche se spesso la causa sta nei muscoli o nelle articolazioni della schiena. Va chiamato il 112 se il dolore compare all'improvviso ed è forte, o se si accompagna a peso al petto, fiato corto, sudore freddo, nausea, svenimento o dolore che sale al braccio o alla mandibola. In questi casi la visita non si rimanda.

La dorsalgia dipende dalla postura?

L'idea che una postura sbagliata provochi il dolore è molto diffusa, ma non ha prove forti alle spalle. Gli esercizi correttivi migliorano l'allineamento della parte alta del corpo, mentre il loro effetto sul dolore resta incerto. Una posizione tenuta a lungo può dare fastidio, e di solito il rimedio più semplice è cambiarla spesso.

Serve una risonanza per il dolore dorsale?

Quasi sempre decide prima il medico con la visita. La risonanza si chiede quando la storia o l'esame fanno sospettare qualcosa di preciso. Da sola può confondere: in uno studio su 90 persone senza dolore dorsale, 37 su 100 avevano un'ernia del disco in quel tratto.

Quanto dura una dorsalgia?

Non esiste un numero affidabile: su questo tratto della colonna gli studi sono pochi e i tempi cambiano da persona a persona. Se il dolore non accenna a calare dopo due o tre settimane, se ritorna spesso o se limita il lavoro e il sonno, è ragionevole farsi valutare.