In breve. L'acromion-claveare è la piccola articolazione che si sente come un rilievo in cima alla spalla, dove la clavicola finisce contro l'osso che arriva dalla scapola. La sua artrosi è un reperto comunissimo: in una revisione del 2022, su spalle di persone senza alcun dolore, si vedeva in 7 risonanze su 10. Trovarla scritta sul referto, da sola, non stabilisce che sia lei a far male. Il sospetto cresce quando il dolore sta proprio lì sopra, in un punto che si indica con un dito, e si accende portando il braccio di traverso sul petto.

Il referto della spalla torna indietro con una riga che nessuno ti ha spiegato. «Artrosi acromion-claveare». A volte scritta «acromion-clavicolare», a volte in compagnia di un’altra parola lunga: «artrosi gleno-omerale ed acromion-claveare». Chi legge fa quasi sempre lo stesso passaggio automatico. Ho male alla spalla, sul referto c’è un’artrosi, quindi il male viene da lì.

Il passaggio sembra ovvio. Molto spesso è sbagliato, e vale la pena capire perché prima di costruirci sopra qualunque decisione.

Dove si trova quell’articolazione

La clavicola è l’osso lungo e sottile che si sente sotto la pelle, dalla base del collo verso la spalla. Alla sua estremità esterna incontra l’acromion, la sporgenza ossea che arriva dalla scapola e forma il tetto della spalla. Il punto in cui i due ossi si toccano è l’articolazione acromion-claveare: piccola e superficiale. Se fai scorrere un dito lungo la clavicola verso l’esterno, il rilievo che incontri prima di arrivare al bordo della spalla è lei.

L’artrosi è il consumarsi della cartilagine, lo strato liscio che riveste i capi ossei e permette loro di scorrere. Quando si assottiglia, l’osso reagisce ai bordi formando osso nuovo, gli osteofiti. Il processo è lo stesso del ginocchio o dell’anca, su un’articolazione grande più o meno come un’unghia.

Serve distinguerla subito dall’altra, perché i referti le nominano spesso insieme. La gleno-omerale è l’articolazione grande e profonda, quella in cui la testa dell’omero gira dentro la cavità della scapola, ed è quella a cui si pensa quando si dice artrosi di spalla. L’acromion-claveare sta sopra, in superficie, e lavora soprattutto quando il braccio va in alto o attraversa il petto. Un referto che le nomina entrambe descrive due usure distinte, e non dice quale delle due stia producendo i sintomi.

Perché quella riga compare su così tanti referti

Prima di dare la colpa a quell’articolazione conviene sapere quanto spesso compare nei referti di chi non ha disturbi.

Una revisione sistematica pubblicata su Journal of Orthopaedics nel 2022 ha messo insieme 10 studi, per un totale di 1.831 spalle, con una domanda precisa: quanto è frequente l’artrosi acromion-claveare nelle persone che non stanno cercando cure. Nelle 210 risonanze di spalle senza sintomi si vedeva nel 70% dei casi. Fra i 953 reperti anatomici e scheletrici esaminati, nel 48% [1].

Sette persone su dieci, scelte perché la spalla non faceva loro male. Con un referto che, letto dalla parte sbagliata, sembra la spiegazione di un dolore che non hanno mai avuto.

La conclusione degli autori interessa chi quel foglio ce l’ha in mano: siccome il reperto è così diffuso, trovarlo su un’immagine ha poche probabilità di spiegare i sintomi, e la diagnosi di artrosi acromion-claveare sintomatica va posta con parsimonia, anche perché può portare a un intervento che rimuove un pezzo di osso [1].

Una revisione più recente, uscita su Journal of Orthopaedic Surgery and Research nel gennaio 2025, ha raccolto 31 studi sulle immagini di spalle senza sintomi. I numeri cambiano moltissimo da studio a studio: alla radiografia l’artrosi acromion-claveare compariva fra il 6% e il 47% dei casi, all’ecografia fra l’1% e il 65%, alla risonanza fra lo 0% e l’82%, e in un piccolo studio su 20 spalle estratte dalla popolazione generale arrivava al 95% alla radiografia [2]. Mettendo insieme i 21 studi che riportavano il dato spalla per spalla, su 1.794 spalle senza sintomi il reperto c’era in 483, cioè in poco più di una su quattro [2].

Intervalli così larghi vanno spiegati, altrimenti non dicono niente. Quegli studi hanno guardato popolazioni molto diverse, da giovani atleti a gruppi di adulti di età varie, e hanno usato definizioni diverse di cosa chiamare artrosi. Gli stessi autori classificano la certezza delle prove come molto bassa, perché i gruppi studiati non rappresentavano la popolazione generale e le stime sono imprecise [2]. «Certezza molto bassa» è il gradino più in basso della scala con cui si misura quanta fiducia dare a un risultato: il valore vero può essere parecchio diverso da quello riportato.

Un confronto, nella stessa revisione, regge comunque. Negli studi che hanno guardato insieme spalle con e senza dolore, l’artrosi acromion-claveare compariva nel 13-95% delle spalle senza sintomi e nel 20-100% di quelle con sintomi [2]. Le due fasce si sovrappongono quasi del tutto, ed è il motivo per cui quella riga, da sola, non separa chi ha male da chi non ne ha.

Dove fa male, quando è lei

Se le immagini non bastano, resta da guardare dove fa male e cosa accende il dolore.

Nel 1998 un gruppo di chirurghi della spalla ha fatto un esperimento semplice su volontari sani: iniettare acqua molto salata, che provoca dolore senza danneggiare nulla, prima dentro l’articolazione acromion-claveare e poi nello spazio subacromiale, cioè sotto il tetto della spalla, dove passano i tendini della cuffia dei rotatori, i muscoli che muovono e tengono a posto la spalla. Quindici iniezioni nell’articolazione su 10 volontari, dieci nello spazio sottostante su 9. Poi hanno chiesto a ciascuno di disegnare dove sentiva male [3].

Le due mappe sono diverse. Il dolore dell’acromion-claveare si concentrava sopra l’articolazione stessa, e da lì saliva verso il lato anteriore del collo, verso i muscoli fra collo e spalla, trapezio e sovraspinoso, e verso la parte davanti e di lato del deltoide, il muscolo che dà alla spalla la forma rotonda. Il dolore dello spazio subacromiale restava sul bordo esterno dell’acromion e sul deltoide, e in qualche caso scendeva fino all’avambraccio e alle dita, ma non arrivava mai al collo né al trapezio. Nessuna delle due iniezioni produceva dolore dietro la spalla [3].

Tradotto in pratica: il fastidio dell’acromion-claveare tende a stare in alto e a salire verso il collo, quello dei tendini tende a scendere lungo il braccio. Lo studio è piccolo e fatto su persone sane con un dolore provocato artificialmente, quindi vale come indizio e non come prova.

Gli elementi che spostano il sospetto verso quell’articolazione sono pochi:

  • il dolore si indica con un dito, in cima alla spalla, e non con la mano aperta su tutto il braccio;
  • premere su quel rilievo riproduce il dolore che conosci;
  • portare il braccio di traverso davanti al petto lo accende, per esempio allacciando la cintura di sicurezza o lavandosi l’ascella opposta;
  • dormire su quel lato è diventato difficile, con il peso del corpo che spinge su quel punto;
  • in palestra danno fastidio i gesti che chiudono il braccio verso l’interno o lo portano sopra la testa.

Perché un test positivo dice meno di quanto sembra

I test clinici per quell’articolazione esistono e si fanno in ambulatorio in pochi minuti. Uno studio del 2004 ha ripreso le cartelle di 35 persone operate per un problema isolato dell’acromion-claveare e ha controllato come erano andati quei test [4].

Il test che porta il braccio di traverso sul petto risultava positivo in 77 casi su 100 fra chi aveva quel problema, quello che chiede di estendere il braccio contro resistenza in 72 su 100, il test di compressione attiva solo in 41 su 100, ma con pochissimi falsi allarmi [4]. Per chi legge un referto conta un altro numero, uguale per tutti e tre: un test negativo lasciava sotto il 6% la probabilità che il disturbo venisse da lì, mentre fra chi risultava positivo meno di 3 su 10 aveva davvero un problema isolato di quell’articolazione [4].

Un test negativo, insomma, è una buona notizia abbastanza affidabile, mentre un test positivo resta un sospetto da confermare. Gli autori stessi concludono che conviene combinare più test invece di fidarsi di uno solo [4]. I limiti vanno ricordati: 35 persone sono poche, le cartelle sono state lette a posteriori e riguardavano pazienti già avviati alla sala operatoria.

Chi valuta la spalla parte dal referto come possibilità, poi la mappa del dolore e i test dicono quanto è plausibile. Quando il dolore scende lungo il braccio e peggiora di notte il sospetto si sposta sui tendini della cuffia, su quel quadro che molti conoscono come periartrite, anche se sul referto c’è scritta un’artrosi acromion-claveare.

Quando serve una valutazione medica e non basta leggere il referto:

  • dolore comparso dopo una caduta sulla spalla o un colpo diretto, soprattutto se il profilo della spalla è cambiato;
  • gonfiore o un rigonfiamento che cresce sopra la clavicola;
  • perdita di forza nel sollevare il braccio, che peggiora nel giro di giorni o settimane;
  • febbre, arrossamento e calore sulla zona;
  • dolore che non dà tregua di notte e non cambia con la posizione, perdita di peso non spiegata o un tumore in anamnesi.

Cosa si può fare, e cosa le prove non dicono

Nel 2019 tre ricercatori hanno cercato tutti gli studi sui trattamenti non farmacologici dell’artrosi acromion-claveare persistente, cioè quella documentata sia clinicamente sia con le immagini e presente da almeno tre mesi. Volevano sapere se quei trattamenti funzionano e con quali criteri si decide che il percorso conservativo è fallito. Hanno trovato 10 studi, tutti chirurgici. Nessuno aveva misurato l’efficacia di un trattamento non farmacologico né lo aveva confrontato con l’intervento. La modifica delle attività compariva in 8 studi e la fisioterapia in 4, ma solo come descrizione di quello che i pazienti avevano già provato prima di operarsi. La conclusione degli autori è netta: al momento non esistono prove che permettano di dire se quei trattamenti funzionino, da soli o combinati [5].

Quella conclusione va letta per quello che dice. Su questa artrosi nessuno ha misurato la fisioterapia, quindi non sappiamo se funzioni: non abbiamo prove che sia inutile e non ne abbiamo che serva. Chi promette un risultato certo lo fa senza niente dietro.

Lo stesso lavoro riporta un dato pratico. Nei 10 studi chirurgici, il periodo più usato per considerare fallito il trattamento conservativo andava dai 4 ai 6 mesi, con un intervallo complessivo fra 3 e 12 mesi [5]. È il metro con cui quei chirurghi hanno scelto i loro pazienti, non una scadenza che valga per chiunque.

In assenza di studi specifici resta il ragionamento clinico, e conviene dirlo. Per un periodo si riducono i gesti che accendono quel punto, a partire dal braccio di traverso sul petto. Il resto del lavoro guarda la spalla intera, perché una scapola che si muove male e una cuffia debole caricano di più quell’angolo. Gli esercizi per l’artrosi di spalla danno un’idea del tipo di lavoro, anche se quella pagina riguarda l’articolazione grande e profonda. I tempi variano molto da persona a persona: contano da quanto dura il disturbo, l’età, il lavoro e le altre condizioni presenti.

Cosa non si può capire da un articolo. Qui ci sono le parole del tuo referto e quello che la ricerca ha misurato finora. Non c'è la risposta sul tuo caso: se quell'artrosi c'entri con il tuo dolore, se il problema sia dei tendini, se serva qualche accertamento in più. Quelle risposte richiedono l'esame clinico, i test di movimento contro resistenza e la lettura di tutte le immagini, non di una riga.

Come lo affrontiamo al Centro

La prima cosa da stabilire è se quel punto sia il punto. Servono la storia del disturbo, la mappa di dove fa male, l’esame della mobilità, i test per quell’articolazione e per la cuffia dei rotatori, e il referto letto accanto al resto. Capita spesso che il foglio dica acromion-claveare e l’esame porti altrove, e capita il contrario.

Una cosa non la promettiamo: che l’usura torni indietro. La cartilagine consumata non si rigenera e non esiste una terapia fisica di cui sia stata dimostrata la capacità di far regredire quell’artrosi. Quello su cui si lavora è il dolore, la mobilità e quanto la spalla regge la giornata.

Se hai in mano un referto con questa parola e non sai se c’entri con il tuo disturbo, serve una valutazione che metta insieme referto, sintomi ed esame clinico. Nel percorso dedicato alla spalla medico e fisioterapista lavorano nello stesso ambulatorio, così non si ricomincia da capo a ogni passaggio.

Fonti e riferimenti scientifici

  1. Rossano A, Manohar N, Veenendaal WJ, van den Bekerom MPJ, Ring D, Fatehi A. Prevalence of acromioclavicular joint osteoarthritis in people not seeking care: A systematic review. J Orthop. 2022;32:85-91. PubMed
  2. Ibounig T, Rämö L, Haas R, Jones M, Järvinen TLN, Taimela S, Docking S, Sanders S, Buchbinder R. Imaging abnormalities of the acromioclavicular joint and subacromial space are common in asymptomatic shoulders: a systematic review. J Orthop Surg Res. 2025;20(1):7. PubMed
  3. Gerber C, Galantay RV, Hersche O. The pattern of pain produced by irritation of the acromioclavicular joint and the subacromial space. J Shoulder Elbow Surg. 1998;7(4):352-355. PubMed
  4. Chronopoulos E, Kim TK, Park HB, Ashenbrenner D, McFarland EG. Diagnostic value of physical tests for isolated chronic acromioclavicular lesions. Am J Sports Med. 2004;32(3):655-661. PubMed
  5. Farrell G, Watson L, Devan H. Current evidence for nonpharmacological interventions and criteria for surgical management of persistent acromioclavicular joint osteoarthritis: A systematic review. Shoulder Elbow. 2019;11(6):395-410. PubMed

Domande frequenti

L'artrosi acromion-claveare è grave?

La riga sul referto descrive l'usura di una piccola articolazione in cima alla spalla e non contiene un giudizio di gravità. È un reperto comunissimo: in una revisione del 2022 si vedeva in 7 risonanze su 10 fatte a spalle di persone che non avevano dolore. Quanto pesi nel tuo caso si stabilisce mettendo il referto accanto all'esame clinico.

Dove fa male l'artrosi acromion-claveare quando è lei la causa?

Il dolore sta in cima alla spalla, in un punto che di solito si riesce a indicare con un dito, e tende a salire verso il collo e il trapezio più che a scendere lungo il braccio. Si accende portando il braccio di traverso sul petto, sopra la testa, o dormendo su quel lato.

Che differenza c'è fra artrosi acromion-claveare e gleno-omerale?

Sono due articolazioni diverse della stessa spalla. La gleno-omerale è quella grande e profonda, dove la testa dell'omero gira dentro la sua cavità, ed è quella che di solito si intende per «artrosi di spalla». L'acromion-claveare è piccola e sta in superficie, in cima, dove finisce la clavicola. Trovarle entrambe sul referto è frequente e non dice quale delle due stia dando i sintomi.

Quali esercizi servono per l'artrosi acromion-claveare?

Una risposta basata su prove solide oggi non esiste. Una revisione sistematica del 2019 ha cercato studi sui trattamenti non farmacologici di questa artrosi e non ne ha trovato nemmeno uno che ne avesse misurato l'efficacia, fisioterapia compresa. Resta ragionevole lavorare sulla spalla nel suo insieme e ridurre per un periodo i gesti che accendono il dolore, sapendo che siamo nel campo del ragionevole e non del dimostrato.

Dopo quanto tempo si valuta un intervento?

Negli studi chirurgici raccolti da quella stessa revisione, il periodo più usato per considerare fallito il trattamento conservativo andava dai 4 ai 6 mesi, con un intervallo complessivo fra 3 e 12 mesi. È il modo in cui quei chirurghi hanno deciso, non una scadenza valida per tutti: la scelta passa da una valutazione specialistica sul singolo caso.